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	<description>giovani socialisti di tutto il mondo unitevi</description>
	<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 09:37:14 +0000</pubDate>
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		<title>E&#8217; tempo del nuovo inizio socialista</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 09:37:14 +0000</pubDate>
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di Biagio Marzo (uscito sul quotidiano Liberal)
Riccardo Nencini, segretario del Partito socialista. A Montecatini è iniziato il nuovo corso socialista. Era nelle cose che dopo la sconfitta elettorale si cambiassero il gruppo dirigente e la linea politica. Quella espressa nel corso della campagna elettorale è stata esiziale sotto tutti i punti di vista.
Una cosa è [...]]]></description>
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<p><em>di Biagio Marzo</em> (uscito sul quotidiano Liberal)</p>
<p>Riccardo Nencini, segretario del Partito socialista. A Montecatini è iniziato il nuovo corso socialista. Era nelle cose che dopo la sconfitta elettorale si cambiassero il gruppo dirigente e la linea politica. Quella espressa nel corso della campagna elettorale è stata esiziale sotto tutti i punti di vista.</p>
<p>Una cosa è certa che il Ps, con il Congresso, ha chiuso, una volta per tutte, con la politica delle scorciatoie, per troppo tempo usata per le alleanze di vario conio. Alleanze non strategiche, bensì tattiche e, al tempo stesso, variabili, in ogni tornata elettorale.</p>
<p>La nuova stagione inizia, invece, con il Ps che vola alto rispetto al recente passato per la ragione che il gruppo dirigente ha messo le ali a misura di una politica autonoma e aperta. Per troppo tempo, la politica socialista ha navigato in un mare, al di qua delle colonne d’Ercole. Il che non ha permesso il confronto a largo raggio, mancando la materia del contendere e gli interlocutori. E, ironia della sorte, colui che era stato scelto come l’alleato privilegiato, ha preferito sottrarsi proprio al momento opportuno. Romano Prodi non ha tirato la volata a Enrico Boselli per l’apparentamento con il Pd, per cui i socialisti si sono trovati spiazzati di fronte lo sbarramento di Veltroni. Il quale ha preferito Di Pietro al loro posto, pensando,così, di mettere il suo partito a riparo dagli attacchi populisti e giustizialisti. Alla lunga, il Pd sta pagando un alto prezzo per come si sono messe le cose: mancata confluenza dell’Idv. Per dipiù, da questo partito viene accusato di essere connivente con Berlusconi. A Piazza Navona, Di Pietro e la sua compagnia di giro, partendo da questo presupposto, hanno  sparato i fuochi pirotecnici delle volgarità e degli insulti gratuiti.<span id="more-234"></span>       </p>
<p>Resta il fatto che lo sforzo congressuale del Ps è stato finalizzato all’individuazione di uno o più alleati idonei per stringere un “Patto riformista”. Tra questi c’è l’Udc di Casini, sicuramente. Si badi bene che potrebbe esserci il Pd, se Veltroni si liberasse di Di Pietro, la sua vera palla di piombo al piede.</p>
<p>Dove vanno i socialisti? Nencini ha chiarito ogni dubbio, tracciando, da par suo, il percorso politico, seppure di guerra. Tanto per intenderci, per i socialisti è iniziata una lunga attraversata nel deserto e bisogna vedere se alla fine arriveranno sani e salvi al traguardo. Insomma, si riconosceranno gli elettori nell’idea socialista e nell’impegno politico dei socialisti? La risposta non potrebbe che essere positiva, sempreché l’una non sia banalizzata nel riformismo omeopatico e l’altro non sia ristretto in uno sforzo di mera sopravvivenza. Per questo il Ps, condannato a stare fuori del Parlamento, dovra acquisire una immagine piuttosto credibile, moderatamente aggressiva e fortemente innovativa. Giacché, dai tempi di Bettino Craxi, i socialisti sono stati la cartina di tornasole di un socialismo riformista proiettato verso il futuro, si sono guardati bene di non recidere le radici storiche della loro tradizione. Non c’era alcun motivo, visto che il socialismo è uscito, storicamente, vincitore, dal duello a sinistra. Dunque, sono usciti dal Congresso fondativo con le carte in regola, senza avere alcuna intenzione di cambiare pelle.</p>
<p>Chi siamo? E’ una domanda pleonastica per i socialisti, ma tanto vera per il Partito democratico di Walter Veltroni. Lo sforzo non può che tendere all’affermazione della cultura riformista, come fattore di cambiamento. E comunque spetta proprio al Ps il compito di aprire su questo terreno un confronto a sinistra e a destra.          </p>
<p>Giocare a tutto campo, sfidando sul terreno riformista tanto gli alleati quanto gli avversari veri o di comodo, è l’ambizione del Ps. Insomma, dovrà essere il promotore di un patto riformista per modernizzare il sistema Italia e per riformare le istituzioni e la vigente legge elettorale.            </p>
<p>E’ vero che Nencini farà ogni sforzo per mettere il Ps in sintonia con il corpo elettorale, tuttavia, il tempo a sua disposizione è breve, visto che le elezioni amministrative e quelle europee sono alle porte. Speriamo in bene.</p>
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		<title>Ritorniamo alla politica maiuscola</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 09:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>venerablebidet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[giovani]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il modello tedesco, il più idoneo alla cultura ed alle peculiarità del nostro sistema politico. 
In pieno clima estivo, si inizia a discutere di grande riforma istituzionale e di modifica delle “regole del gioco”. Il punto di straordinaria rilevanza che sembra emergere è l’unanime presa di coscienza del totale fallimento dell’ultimo quindicennio di delirio non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://tinyurl.com/5dt2kd" alt="" width="400" /></p>
<p>Il modello tedesco, il più idoneo alla cultura ed alle peculiarità del nostro sistema politico. </p>
<p>In pieno clima estivo, si inizia a discutere di grande riforma istituzionale e di modifica delle “regole del gioco”. Il punto di straordinaria rilevanza che sembra emergere è l’unanime presa di coscienza del totale fallimento dell’ultimo quindicennio di delirio non governante, dovuto anche a scelte di leggi elettorali distorte e “ad partitum”. Tre lustri in cui il sistema maggioritario ha portato al consolidamento di due tifoserie contrapposte, che si sono rincorse sul qualunquismo, sull’antipolitica e sul gossip, difendendo lo status quo ed infischiandosene della guida del Paese. Archiviato il bipolarismo muscolare e bastardo, si è archiviata sul nascere l’idea del falso bipartitismo targato CaW.</p>
<p>Ora occorre uscire dal cono d’ombra e noi socialisti possiamo e dobbiamo dire la nostra.</p>
<p>Il sistema tedesco è l’unico antidoto.</p>
<p>Sistema tedesco vuol dire ridare voce e rappresentatività agli elettori, con il ritorno alle preferenze ed alla formula “una testa, un voto”. Sistema tedesco per avviare una scomposizione-ricomposizione del quadro politico, in direzione del ripristino e della valorizzazione delle identità e del quid programmatico, sul modello di normalizzazione europea. Sistema tedesco è sinonimo di aggregazioni piu&#8217; naturali, che permetterebbero agli elettori di effettuare le proprie scelte senza &#8220;turarsi il naso&#8221;. Sistema tedesco, per tornare alla politica maiuscola.</p>
<p>E non ci lasceremo intimidire, certo, dallo sbarramento, perché, con il “nuovo inizio”, i Socialisti dovranno saper volare alto. Iniziamo, dunque, intanto, a costruire le ali per volare, con un &#8220;partito Red Bull&#8221;, in grado di esprimere utili energie per il Paese. </p>
<p>gruppodei100@libero.it</p>
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		<title>A Montecatini i socialisti non fanno acqua</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 17:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>venerablebidet</dc:creator>
		
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di Biagio Marzo
Rino Formica che è uno che non le manda a dire, aveva affermato ( il Riformista), da par suo, che non era proprio il caso che si svolgesse il Congresso socialista. Probabilmente, per il fatto che i risultati elettorali non avevano permesso al Ps di eleggere un gruppo parlamentare e visto che lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://img58.imageshack.us/img58/7836/montecatinispaitalybj9.jpg" width="400" alt="" /></p>
<p><em>di Biagio Marzo</em></p>
<p>Rino Formica che è uno che non le manda a dire, aveva affermato ( il Riformista), da par suo, che non era proprio il caso che si svolgesse il Congresso socialista. Probabilmente, per il fatto che i risultati elettorali non avevano permesso al Ps di eleggere un gruppo parlamentare e visto che lo svolgimento delle assise locali non avevano alimentato un dibattito politico. Anzi.</p>
<p>Vero è che su parecchie cose socialiste, ha ragione da vendere, epperò, è stato smentito in pieno, perché, a Montecatini, i socialisti hanno dato il meglio di sé. Quello che hanno potuto fare e dare nelle condizioni in cui si trovano. L’handicap di essere fuori dal Parlamento non è una cosa di poco conto. Tuttavia, è venuta fuori in modo preponderante la voglia di lottare per ritornare sulla scena politica come attori, lungo la tradizione del socialismo italiano. Si intende in modo nuovo, rompendo i vecchi schemi: non più lotta parlamentare, ma lotta al fianco del cittadino in carne e ossa. Il che non significa che il Ps non abbia alcune “idee forza” sul piano del programma di governo, con le quali aprire un confronto tanto con maggioranza quanto con il resto dell’opposizione. Partito di governo e di movimento, per l’appunto. Per supplire all’assenza  dalle Camere, il Ps sceglie di gettarsi nell’esperienza movimentista, senza allontanarsi dall’essere sinistra di governo. Il tutto in chiave autonomista, garibaldina e corsara. <span id="more-232"></span></p>
<p>Autonomista non come sinonimo di autosufficienza che porta all’annullamento politico, ma alla libertà di essere fuori dai giochi delle due coalizioni in campo, spinte artatamente per interessi di bottega  al bipartitismo. Il quale è stato issato come bandiera di combattimento da Berlusconi e Veltroni, perché entrambi, prendendo a pretesto il bene della democrazia parlamentare e del Paese in particolare, hanno inneggiato al voto utile; insomma, al voto a una delle due coalizioni. Ragion per cui, hanno svolto la campagna elettorale sull’onda della semplificazione del sistema partitico, raccogliendo, immeritatamente, una messe di voti a scapito dei partiti medi e piccoli, anziché approvare una legge elettorale meno oligarchica e partitocratica di quella in vigore e senza svolgere minimamente un ragionamento politico secondo cui la Grande riforma è la madre del rinnovamento istituzionale e politico italiano.</p>
<p>Garibaldina nel senso che i “Mille” socialisti rimasti in campo sono forza dinamica, pronti a tutto per conquistare la terra perduta e per riscattarsi dall’onta delle sconfitte e delle offese subite. Consapevoli, peraltro, che la loro storia è più grande dello 0,98% acquisito nell’ultima tornata elettorale. Corsara sta per libertà di alleanze negli enti locali, non avendo nessuno contrattato alcun impegno con nessuno. Seppure guerra di corsa, il vascello Ps deve navigare in mare aperto, seguendo la rotta riformista: da un lato il Pd, dall’altro l’Udc, senza sottrarsi al confronto con le altre forze riformiste tra cui quelle di origine socialista presenti nel Pdl. Argomento, questo, sul quale si è battuto molto Gianni De Michelis  e si è speso Bobo Craxi.</p>
<p>Una bella scommessa non c’è che dire e Nencini è cosciente che per vincerla bisogna partire dalle sfide, che sono il pane del socialismo, senza le quali esso sarebbe un reperto archeologico. La fine che rischia di fare la socialdemocrazia se non riuscirà a rinnovarsi sul piano culturale, politico e programmatico.  </p>
<p>E comunque, è iniziato il periodo post Sdi-Boselli, con la nascita del Ps e con l’elezione di Nencini a segretario. A Enrico Boselli vanno riconosciuti meriti e demeriti. In primo luogo, per essersi battuto per l’unità, dopo un lungo periodo di diaspora; in secondo luogo, per non aver accettato il diktat di Veltroni di passare armi e bagagli nel Pd. Naturalmente, questo avrebbe comportato la fine della peculiarità, del ruolo e della funzione dei socialisti italiani. Finché questi sono vivi e vegeti, benché a ranghi ridotti, restano una spina nel fianco del Pd e non solo. Con l’intento che il sogno possa trasformarsi in realtà al più presto, e che l’Italia abbia bisogno di socialismo.  </p>
<p>I demeriti di Boselli. Soprattutto uno: di aver insistito su una linea politica che non era nel Dna del socialismo italiano. Piuttosto che rubarla senza successo a Pannella, avrebbe potuto riproporgli la Rosa nel Pugno, facendo di necessità virtù. Comunque sia, già i buoi erano scappati dalla stalla. Alla fine i socialisti soli soletti e i radicali in un compagnia. Una compagnia scomoda, quella del Pd, e fuori dalla loro cultura politica, ma comoda per essere eletti e per affermare, dopo le elezioni, di essere una delegazione nel Pd. Come se il Pd fosse una sorta di Onu.        </p>
<p>A Boselli va addebitato un altro demerito. Il fallimento della Costituente prodromo del flop elettorale. E qui c’è la responsabilità personale anche del comitato costituente, che ha lasciato fare e disfare a Boselli come ha voluto, senza mai opporsi, compresa la sua candidatura alla premiership. Un comitato che ha peccato di deficit politico e di una visione strategica d’insieme sul futuro della questione socialista. Vale o no la pena battersi per le sue idee? Invece di volare alto, si sono viste le prime smagliature nelle “Primarie delle idee”. Un Convegno di cui non è restata traccia.</p>
<p>A Montecatini, proprio per la conduzione della Costituente, gli esponenti più in vista hanno lasciato le penne. Tutto il potere ai soviet, senz’altro. Con il termine soviet non bisogna identificare il partito degli assessori. Peraltro, un partito importante per aver costruito in un partito socialista, per molti versi ancora massimalista, una moderna e avanzata cultura di governo. Nell’immaginario, i soviet dovrebbero essere impersonati dal partito federato, meno verticista e centralista e più legato ai processi localisti.          </p>
<p>Le luci si sono spente sul congresso di Montecatini ed è stato merito di Riccardo Nencini aver saputo dare vigore all’azione e all’iniziativa socialista, vigore di cui, per la verità, si sentiva da molto tempo bisogno. </p>
<p>Dopo Montecatini il Ps è entrato, finalmente, nel mercato politico e si appresta a essere competitivo. Dio ce la mandi buona.</p>
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		<title>Un nuovo inizio per il Partito Socialista</title>
		<link>http://mrsocialism.com/2008/07/04/un-nuovo-inizio-per-il-partito-socialista/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 08:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>venerablebidet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[giovani]]></category>

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di Biagio Marzo
Dal Psi al Ps. A Montecatini, i socialisti riuniti per la costruzione del nuovo partito e per lanciare il patto riformista, unità di quelle forze che si riconoscono nel riformismo e nel solidarismo cattolico. Dal Pd all’Udc, passando attraverso il Partito socialista. Conditio sine qua non Veltroni lasci perdere Di Pietro, il beneficiato [...]]]></description>
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<p><em>di Biagio Marzo</em></p>
<p>Dal Psi al Ps. A Montecatini, i socialisti riuniti per la costruzione del nuovo partito e per lanciare il patto riformista, unità di quelle forze che si riconoscono nel riformismo e nel solidarismo cattolico. Dal Pd all’Udc, passando attraverso il Partito socialista. Conditio sine qua non Veltroni lasci perdere Di Pietro, il beneficiato delle ultime elezioni politiche. Un patto riformista aperto a quelle forze del Pdl che si dichiarano riformiste e, peraltro, non rifiutano il confronto con l’opposizione.  </p>
<p>Il Congresso fondativo, dal 4 al 6 luglio, a Montecatini, metterà fine al racconto noir del socialismo italiano. Una grande storia finita malamente per via del combinato disposto di mass media e magistratura. Tra i partiti della Prima Repubblica è quello che ha pagato di più, per il loro accanimento inspiegabile. Se ne sono dette di tutti i colori, ma è impensabile che sia stata tutta farina del sacco di Mani pulite. Di certo c’è stata da parte di chi ha messo al chiodo la toga per scendere in politica un impegno giudiziario, sull’onda del moralismo, nell’intento di radere al suolo il più antico partito legato ai lavoratori e a questi ha dedicato tutte le sue battaglie di emancipazione e di giustizia sociale. Per come sta conducendo la lotta anti-Berlusconi, tutta incentrata sul giustizialismo scurrile, populista e piazzaiolo, fa pensare che ci mise del suo per distruggere il Psi. Ammesso e non concesso che Burlusconi ne abbia fatte più di Carlo in Francia, la politica che si rivolge alla piazza non fa bene alla democrazia, a quella parlamentare per intenderci. Questo vale anche per Veltroni. Il quale non disdegna il ricorso alla piazza. Per dirla con Pietro Nenni, piazza piena, urna vuota.<span id="more-231"></span></p>
<p>In mezzo, tra il Psi e il Ps, c’è stata la liquidazione del Partito Socialista e una diaspora  che ha portato i socialisti a non contare più, come nel passato, nella vita politica italiana. Una disfatta accompagnata da un declino politico ed elettorale. Nel mentre non sono mancati tentativi di annessione da destra e da sinistra, per far sparire dalla faccia della terra la presenza organizzata dei socialisti. Il Pds lanciò l’Opa sugli ex Psi attraverso la Cosa2, dalla qual cosa non nacque cosa e fu un fallimento perché furono pochi i socialisti che aderirono e che poi furono anche trattati come dei soprammobili. Dopodiché, furono rimossi e messi nello scantinato. Non erano della medesima pasta degli ex comunisti e, comunque, non furono un polo d’attrazione, per cui non funzionali per la bisogna.</p>
<p>La fortuna baciò, invece, i socialisti che confluirono nel Pdl. Dopo anni di limbo e di purgatorio, sono stati premiati e sono in paradiso. Nei posti chiave del governo e del Parlamento ci sono gli ex Psi che menano le danze. La tradizione del socialismo riformista rappresenta un patrimonio straordinario di cultura di governo e Berlusconi la sta usando a suo piacimento, al contrario, dei post comunisti che hanno privilegiato il solidarismo cattolico di matrice dossettiana. E, guarda caso, hanno scelto di unirsi in un unico partito con gli eredi della Dc. Nonostante, il Pd abbia tali avi si presenta senza identità, senza un pensiero. E’ una sorte di contenitore in cui è stato ficcato dentro tutto e il contrario di tutto. Quello che, in effetti, è il veltronismo.</p>
<p>Il berlusconismo e il  veltronismo si sono proposti di modernizzare il Sistema Italia, ma entrambi hanno una visione modernizzatrice, risultante inadeguata. Il primo per il notevole deficit politico che accompagna il processo d’innovazione, il secondo per aver favorito il riformismo tecnocratico di scuola ex Iri e Bce. L’uno e l’altro sono agli antipodi del riformismo che espresse Bettino Craxi alla guida del governo. La sua più grande sciagura fu di aver trovato lungo il suo percorso due antisocialisti viscerali: Enrico Berlinguer e Ciriaco De Mita. Il leader comunista lo combattè per non far avanzare il socialismo sul comunismo morente; a quello democristiano, viceversa, non gli passava per l’anticamera del cervello di finire nel libri di storia come colui che aveva regalato a Craxi Palazzo Chigi, con tutte le conseguenze del caso. Alla lunga Craxi vinse sui due, è passato alla storia come un modernizzatore rispetto al conservatore comunista e al democristiano legato alla cultura della Magna Grecia, per dirla con l’avvocato Gianni Agnelli. Perse perché i poteri forti decisero di farla pagare, in modo secco. Visto che proprio Craxi era di intralcio ai loro progetti: era il sostenitore del proporzionale, un sistema elettorale di cui i gruppi editoriali, le lobby finanziarie e la  Confindustria di Luigi Abete,( in verità, si spese moltissimo in quella occasione), erano dell’idea di abbatterlo e, di conseguenza, passare al maggioritario. Non è tutto. Craxi non voleva che l’”argenteria” dello Stato italiana finisse ai capitalisti senza capitale. Il processo delle privatizzazioni era materia molto incandescente per farla gestire a mani inesperte, talvolta colluse con chi avrebbe voluto comprarla. Per la cronaca, quello che successe con il caso Sme. Una svendita vera e propria concepita da Ciriaco De Mita e Romano Prodi per favorire Carlo De Benedetti e, allora, se non fosse intervenuto Bettino Craxi per bloccarla, sarebbe stato un regalo di Stato fatto all’Ingegnere.</p>
<p>Dopo il crollo della Prima Repubblica, molti pezzi pregiati di quella argenteria (PPss ed Enti pubblici, banche comprese) finirono ai soliti noti, sotto la scusa che lo Stato doveva fare cassa, altrimenti l’Italia non sarebbe entrata a Maastricht.</p>
<p>Comunque sia, il governo Craxi fu ricco di continue sfide, visto che il socialismo vive di sfide, senza di queste il socialismo è un cane morto. Mentre il socialismo acquistava i contorni di forza di governo per cui il riformismo diventava uno strumento centrale ed efficace per il cambiamento, i comunisti lottavano sia l’uno che l’altro. Insomma, erano per loro una bestemmia in chiesa all’interno della sinistra di origine comunista.</p>
<p>Un riformismo, quello craxiano, che vinse e che perse. Vinse sul taglio di tre punti della scala mobile, perse sulla Grande Riforma. In verità anche i suoi successori alla guida dei governi della Seconda repubblica, su questo terreno, hanno fatto flop. Fatto sta che sulle riforme costituzionali e istituzionali si è parlato molto e si è concluso poco. E quel poco è stato fatto male procurando guasti e danni. Molta acqua è passata sotto i ponti della Prima e Seconda Repubblica, ma la Grande Riforma resta campata in aria come i caciocavalli di Benedetto Croce, “appise”.     </p>
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		<title>Verso il Congresso Fondativo</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 15:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>venerablebidet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[giovani]]></category>

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di Bobo Craxi e Biagio Marzo
Il Partito socialista terrà dal il 4 al 6 luglio, a Montecatini, il Congresso fondativo che chiuderà il lungo e travagliato periodo della Costituente. In mezzo ci sono state le elezioni politiche dal risultato disastroso: i socialisti non hanno alcuna rappresentanza parlamentare. Non solo loro, ossia i riformisti, ma tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://tinyurl.com/5npjum" alt="" width="400" /></p>
<p><em>di Bobo Craxi e Biagio Marzo</em></p>
<p>Il Partito socialista terrà dal il 4 al 6 luglio, a Montecatini, il Congresso fondativo che chiuderà il lungo e travagliato periodo della Costituente. In mezzo ci sono state le elezioni politiche dal risultato disastroso: i socialisti non hanno alcuna rappresentanza parlamentare. Non solo loro, ossia i riformisti, ma tutta la sinistra massimalista si trova senza rappresentanza. Una vicenda che è destinata a lasciare un segno indelebile nella democrazia parlamentare italiana, un triste presagio per il carattere negativo che incombe sul pluralismo politico di un Paese che ha fatto della varietà di opzioni politiche e di culture la forza della propria democrazia.</p>
<p>A Montecatini, il Ps dovrebbe saper scongiurare l’ora fatale, riflettendo sugli errori tattici di una piccola formazione politica, sapendo ereditare il meglio della tradizione politica del Psi che, per oltre un ventennio, seppe dettare l’agenda politica ed anticipare i temi che oggi sono all’ordine del giorno nella vita politica italiana. Ovviamente, per lanciare una sfida riformista convincente e per modernizzare veramente il sistema Italia ci vuole il coraggio di Icaro, evitando di commettere il  mortale errore di volare troppo vicino a ciò che lo penalizzerebbe, il conservatorismo e il massimalismo.<span id="more-230"></span>         </p>
<p>Il Partito democratico ha fatto terra bruciata sull’onda del voto utile. Una trovata il cui risultato finale è stato che ha smosso l’albero politico e frutti elettorali sono andati al Pd oltreché al Pdl, il massimo beneficiario del voto. Il sistema è passato dal bipolarismo al bipartitismo, senza una riforma, ma in base a un tacito accordo tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Insomma, il cosiddetto CaW ha funzionato a scapito dei partiti minori. </p>
<p>Vero è che l’esperienza del governo Prodi è stata altresì negativa; esperienza dalla quale il Partito socialista non ha saputo trarre alcun vantaggio e dalla quale non ha saputo sottrarsi anche nel momento di peggior declino. Così come, al contrario, ha fatto in modo opportunistico il gruppo dirigente del Pd, che del Governo ne era l’anima e l’architrave. Ai numerosi partner di maggioranza ha lasciato il cerino acceso, o addirittura ha gettato loro la croce del deficit di governabilità, o gli ha scaricati senza alcun ritegno come é accaduto con Clemente Mastella.  Al leader del Pd si può dire tutto, meno che non abbia avuto il fiuto di capire che il prodismo sarebbe stato portatore di una sonora sconfitta elettorale. Al contrario il Ps ha creduto ciecamente alla formula dell’ Ulivo allargato, anche quando non c’era più Prodi a Palazzo Chigi. E comunque, l’ha visto come un’ancora di salvezza al momento dell’apparentamento, ma come Godot ,Prodi si è fatto aspettare inutilmente, non volendo certamente favorire Veltroni in alcun modo. ,Così facendo ha lasciato il Ps solo  nella più improbabile e singolare campagna elettorale della storia italiana. D’altro canto, Veltroni ha cambiato spalla al suo fucile, preferendo quella giustizialista di Antonio Di Pietro che continua a vantare il vecchio credito con il gruppo dirigente del Pds  invece, di apparentarsi col consanguineo riformista Enrico Boselli. A ben vedere, il Pd con l’Idv non ha fatto un buon acquisto. Gli ha dato la possibilità di avere degli eletti senza grossi problemi e, nel contempo, si è messo una serpe in seno, i cui prezzi politici li sta pagando amaramente. Fare politica con il fiato sul collo di Di Pietro, costringe il Pd a entrare nella bolgia populista e giustizialista, fuori dal normale percorso riformista.   </p>
<p>Addebitare, ora, la sconfitta socialista a Prodi e Veltroni è troppo comodo e si fa, peraltro, una operazione ingiustificabile di scarico delle responsabilità collettive . Alla prova dei fatti, non possono essere indicati come gli unici capri espiatori; così si scagionerebbe la dirigenza socialista nel suo insieme anche quando invece, ha le sue responsabilità. Prodi, intanto, ha lasciato la politica attiva, mettendosi persino la cera negli orecchi per non sentire i canti delle sirene, che lo vorrebbero al vertice del Pd. Veltroni non ha fatto altro che portare acqua al mulino Pd ed è, al momento, alle prese con i problemi interni. C’è chi lo vorrebbero, persino, sostituire.                 </p>
<p>La campagna elettorale passata serva al Ps da lezione:  non si spara ad alzo zero sul Pd, quando lo si avrebbe voluto come principale alleato e, inoltre, non si sarebbero dovuti contrabbandare come socialisti argomenti il cui copyright è di Marco Pannella. Una buccia di banana su cui il Ps è scivolato toccando il fondo dello 0,98%.</p>
<p>Dal congresso socialista dovrebbe partire una chiamata alle armi dei riformisti per fare squadra e massa critica, con uno spirito pratico che è la cifra del riformismo socialista.  </p>
<p>Il deficit riformista presente nella cultura di governo dovrà essere colmato al più presto, pena la retrocessione dell’Italia nel girone B. Non é sufficiente dichiarare la propria appartenenza al socialismo riformista, governando con i conservatori e gli indipendentisti del Nord, senza aprire un terreno di confronto politico attivo con le aree politiche contigue ed affini. Un patto riformista, dunque, dovrà essere lanciato e al quale, naturalmente, si stringano coloro che vogliono cambiare democraticamente il Paese Italia. Un patto rivolto tanto ai riformisti di governo quanto quelli di opposizione, superando antichi steccati ideologici e politici.</p>
<p>Ai socialisti del PS il gravoso compito di aprire il cantiere.</p>
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		<title>La visibilità dei socialisti, con Veltroni che traballa</title>
		<link>http://mrsocialism.com/2008/06/27/la-visibilita-dei-socialisti/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 13:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>venerablebidet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[giovani]]></category>

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di Gianni De Michelis
E’ bastata una settimana e la situazione politica italiana è cambiata completamente. Addio CaW, addio dialogo tra maggioranza e opposizione, si torna al muro contro muro, ai girotondi e alle proteste di piazza.
Di un tratto un Veltroni sempre più traballante ed ormai apertamente contrastato da Parisi, è costretto a capovolgere l’impostazione con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://tinyurl.com/632yrl" alt="veltroni" width="400" /></p>
<p><em>di Gianni De Michelis</em></p>
<p>E’ bastata una settimana e la situazione politica italiana è cambiata completamente. Addio CaW, addio dialogo tra maggioranza e opposizione, si torna al muro contro muro, ai girotondi e alle proteste di piazza.</p>
<p>Di un tratto un Veltroni sempre più traballante ed ormai apertamente contrastato da Parisi, è costretto a capovolgere l’impostazione con cui aveva sinora guidato il PD e a ripiegare sulle posizioni di Di Pietro; capiremo meglio nei prossimi giorni la ragioni reali che hanno indotto Berlusconi a cambiare il suo approccio e di converso obbligato Veltroni a non sottrarsi alle sirene giustizialiste che ovviamente non sono riconducibili solo a settori particolari della Magistratura.</p>
<p>Questo repentino e spettacolare cambiamento di quadro, apre però contemporaneamente nuovi scenari e nuove opportunità anche per altri attori politici fino ad oggi in qualche modo in sofferenza ed in affanno rispetto alla prospettiva apparentemente inevitabile della riduzione a due della scena politica italiana.<span id="more-229"></span></p>
<p>Ciò vale per la sinistra massimalista, per l’Udc e, permettetemi di sottolineare, per i socialisti: il P.S., uscito massacrato dalle elezioni, in parte per colpa propria, ma in parte proprio per l’affermarsi dello schema bipartitico, alla vigilia di un difficilissimo congresso centrato sul tema della sopravvivenza di un opzione socialista riformista autonoma, improvvisamente si ritrova con uno spazio politico potenziale che fino ad oggi non esisteva.</p>
<p>I socialisti non hanno nessuna ragione per seguire il PD nel suo ribaltamento di fronte: l’antigiustizialismo è nel nostro DNA, non dobbiamo nessuna riconoscenza a Veltroni, anzi abbiamo avuto modo per tutta la campagna elettorale di lamentarci, sia pur inutilmente, dal fatto che il PD abbia preferito l’alleanza con Di Pietro escludendo consapevolmente ogni rapporto con i socialisti.</p>
<p>Anche rispetto alla scelta di un rapporto positivo tra maggioranza e opposizione abbiamo avuto modo di dolerci del fatto che l’impostazione del CaW abbia privilegiato argomenti quali quello della legge elettorale europea, in cui non troppo nascosto fine era il completamento dell’operazione di semplificazione del panorama politico italiano, a danno soprattutto dei socialisti.</p>
<p>Noi invece, sia pure in modo troppo flebile e poco incisivo, avevamo tentato di mettere l’accentro sulle questioni concrete che interessano davvero la nostra comunità nazionale quali quelle del ritorno alla crescita, del miglioramento del tenore di vita degli italiani, del miglior funzionamento del mercato del lavoro e delle relazioni sindacali, dei problemi della sicurezza delle nostre città e, last but not least, della efficace realizzazione del federalismo fiscale.</p>
<p>Su questi temi maggioranza e governo sono venute esprimendo posizioni e proposte che meritano un confronto positivo e non corrisponderebbe agli interessi del Paese sacrificare tale confronto sull’altare di una rinnovata guerra di religione sul problema del rapporto politica-magistratura.</p>
<p>L’interesse del Paese, così come quello di tutti i sinceri riformisti è di approfondire il confronto, aiutando le posizioni più riformiste e avanzate della maggioranza, nonchè della società, a prevalere e al tempo stesso operando per isolare quella parte dell’opposizione sociale e politica, che vorrebbe tornare alla logica dello scontro frontale.</p>
<p>D’altronde, fermo restando la nostra scelta di voler essere socialisti e parte della famiglia socialista europea, non può sfuggire proprio a noi quello che non è sfuggito a tutta l’opinione pubblica italiana è cioè il vistoso trapianto di cultura e di capitale umano socialista all’interno del governo Berlusconi.</p>
<p>Lasciamo quindi Veltroni completare il percorso fallimentare di un PD, così come non noi ma autorevoli rappresentanti di quel partito stanno in queste ore sottolineando e approfittano dell’occasione che la situazione gli offre, di dimostrare che il socialismo riformista ha ancora uno spazio da occupare e un ruolo da svolgere purchè non si dimentichi di due tratti essenziali delle nostre specificità di socialisti italiani e craxiani e cioè l’autonomia ed il rifiuto di ogni fondamentalismo.</p>
<p>Forse ciò non aumenterà i nostri consensi nel breve ma sicuramente ci renderà di nuovo visibili, ridiventando così interlocutori efficaci sia verso la nostra destra e la nostra sinistra sia sul terreno politico che su quello sociale.</p>
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		<title>Risposte alla crisi dell&#8217;editoria</title>
		<link>http://mrsocialism.com/2008/06/20/risposte-alla-crisi-delleditoria/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 16:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>venerablebidet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[giovani]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Biagio Marzo
L’editoria vive un periodo tra i più travagliati della sua storia recente. Ha toccato il suo punto critico a marzo, tuttavia, i mesi successivi non sono stati rose e fiori. Ossia i titoli dei gruppi editoriali non hanno avuto una fase rialzista, in Piazza affari. Anzi tutt’altro.
Una situazione di cui il colosso italiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://tinyurl.com/679hdo" alt="" /></p>
<p><em>di Biagio Marzo</em></p>
<p>L’editoria vive un periodo tra i più travagliati della sua storia recente. Ha toccato il suo punto critico a marzo, tuttavia, i mesi successivi non sono stati rose e fiori. Ossia i titoli dei gruppi editoriali non hanno avuto una fase rialzista, in Piazza affari. Anzi tutt’altro.</p>
<p>Una situazione di cui il colosso italiano Rcs Media Group sta pagando un prezzo altissimo. Di conseguenza, il quotidiano diretto da Paolo Mieli sta vivendo una stagione non felice in tutti i sensi. Ma andiamo con ordine.</p>
<p>Mentre il titolo Rcs è andato giù, (il bilancio è in rosso e ciò ha fatto rizzare i capelli del management e dei soci, dopo quattro anni di conti, tutto sommato, buoni), il consiglio di amministrazione si è dovuto riunire a tamburo battente, con una convocazione straordinaria, per fare una ulteriore riflessione sulla crisi. Il senso della riunione è stato, diciamo, responsabile senza creare alcun allarmismo di sorta. Tuttavia, c’è ben altro: dietro le linee strategiche, fissate a suo tempo, c’è una riduzione dei costi, con tagli massicci del personale. <span id="more-228"></span>Le forbici entreranno in funzione per l’area dei dirigenti, senza toccare il personale giornalistico e grafico. Sarà. Questo dovrebbe toccare il fronte italiano nonché quello spagnolo, per via degli oneri finanziari indotti dai debiti contratti per l’acquisizione del gruppo editoriale Recoletos. Peraltro, la Spagna  è entrata in una fase segnata dal rallentamento economico, ragion per cui tutte le previsioni sono salate in aria.</p>
<p>Le componenti di crisi del gruppo Rcs sono diverse tra cui: il calo della pubblicità, i costi legati alla nuova edizione de La Gazzetta dello Sport e all’acquisizione, come visto, di Recoletos. Basta e avanza. Macché. Fatto sta che il Corriere della Sera non va per nulla bene, perde copie. E le perde da quando il suo direttore, Paolo Mieli con un fondo scritto di suo pugno, si schierò nella scorsa campagna elettorale, 2006, con l’Unione di Romano Prodi. Non è tutto. Nell’ultima tornata elettorale, 2008, ha puntato sul pareggio tra i due schieramenti in campo, quello che fa capo a Berlusconi e quello di Veltroni, per costringere i contendenti a formare un governo di larghe intese. Non sempre le ciambelle escono con il buco. Giammai in Via Solferino. Sotto la direzione di Mieli, il Corsera ha preso posizioni politiche chiare e nette, una prassi consolidata nel giornale concorrente, la Repubblica di Ezio Mauri. Si sa che Eugenio Scalfari è stato il maestro di Paolo Mieli ed entrambi, a ben pensarci, non ne hanno azzeccata una, politicamente. Scalfari ha pensato fino all’ultimo che vincesse Veltroni, mentre Mieli puntava al pareggio per far nascere il governassimo. Una ipotesi, peraltro, sostenuta da una parte cospicua dei poteri forti. Attorno al pareggio, erano schierati quelli ostili a Prodi, troppo schiacciato sulla estrema sinistra, e quelli contrari a Berlusconi, rappresentante di un potere economico malato di conflitto di interessi. Insomma, alla fine ha vinto Berlusconi e ha perso Mieli. Tuttavia, i lettori del Corriere della Sera che hanno voltato per il Pdl, la sovraesposizione di Mieli non l’hanno presa bene e hanno sabotato lo storico quotidiano di Via Solferino, non acquistandolo.</p>
<p>Dopo quest’ultima lezione, i direttori dei giornali italiani(Corriere e Repubblica soprattutto) dovrebbero mettersi l’anima in pace e finirla, una volta per tutte, di voler dettare la linea politica agli elettori. Visto i risultati catastrofici, questi hanno ben donde di diffidare sia di giornali che si dichiarano indipendenti, ma operano come organi di partito, sia di direttori che vestono i panni di politici.                          </p>
<p>Nonostante ciò non deponga bene per Mieli, resta saldamente a cavallo per le sue forti protezioni. Protezioni bancarie sopratutto. Avere Cesare Geronzi, numero uno di Mediobanca, come Lord protettore, qualcosa conta agli effetti pratici. Non si resta, d’altronde, al comando della corrazzata di Via Solferino, avendo sbagliato indirizzo politico nel corso della campagna elettorale. Tuttavia, altri soci del salotto buono Rcs Media Group sono sostenitori del mielismo tra cui, Luca Cordero di Montezemolo, Diego della Valle, Marco Tronchetti Provera… In questo momento nemmeno Giovanni Barzoli, uno che ha dovuto ingoiare più di un rospo, ha mosso critiche. Eppure, poteva farlo per aver subito l’onta della cacciata di Vittorio Colao, attuale ad di Vodafone, e l’arrivo di Antonello Perticone al vertice di Via Rizzoli. All’operazione partecipò attivamente Paolo Mieli e questa entrata in campo del direttore non piacque a Bazoli che considerava, giustamente, Colao un manager con i controfiocchi. Bazoli avrebbe potuto senz’altro dire la sua nei confronti di Mieli per aver portato il Corsera a una dura sconfitta, scegliendo la terza via, quella del governo di larghe intese. Come visto, tertium non datur. Per di più, nel corso del governo Prodi, il direttore ha remato contro. </p>
<p>Se Mieli fosse stato costretto a lasciare Via Solferino, avrebbe avuto la medesima sorte Perticone. Per ora, sono congelati per un anno, visto che il cda ha scelto la via del risanamento in base al programma finanziario e industriale formulato da Perticone. A ben vedere, c’è anche il problema della governance che poggia su un patto di sindacato troppo affollato. Paradossalmente al suo interno e al esterno. Basti pensare che Giuseppe Rotelli, il “re” della sanità lombarda, possiede un pacchetto del 10%( una volta in mano a Stefano Ricucci) non ne fa parte e aspetta la sua ora, per mettere piede dentro il salotto buono. Quello che accadde nelle vie Solferino e Rizzoli, non trova Tarak Ben Ammar molto d’accordo. Tant’è che ha paragonato il patto di sindacato a “un affollato club di tennis”.</p>
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		<title>I De Michelis boys</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 14:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>venerablebidet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[giovani]]></category>

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di Biagio Marzo (da L&#8217;Opinione del 17 giugno 200  
Renato Brunetta è stato, per più di un anno, il direttore dell’Opinione. Per un quotidiano di nicchia come il nostro, è un fatto importante così come non passa inosservato che proprio lui è il più popolare ministro del governo Berlusconi. Peraltro, Brunetta fa parte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://tinyurl.com/69blw5" alt="" /></p>
<p><em>di Biagio Marzo</em> (da L&#8217;Opinione del 17 giugno 200 <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Renato Brunetta è stato, per più di un anno, il direttore dell’Opinione. Per un quotidiano di nicchia come il nostro, è un fatto importante così come non passa inosservato che proprio lui è il più popolare ministro del governo Berlusconi. Peraltro, Brunetta fa parte di quella schiatta socialista a cui fanno capo  Franco Frattini, Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti. Già alla formazione del governo dicemmo su questo giornale che i socialisti erano stati preferiti agli ex democristiani che avevano fatto, fino allora, all’interno della coalizione di centrodestra, il bello e il cattivo tempo.<span id="more-227"></span></p>
<p>Il riformismo socialista è stato scelto dal Presidente del consiglio al posto del solidarismo cattolico. Per Berlusconi, uomo pratico e guidato dall’intuito, i socialisti, con la loro carica innovativa, servono per la bisogna più degli ex Dc. Non è più tempo di manutenzioni, bensì di cambiamenti strutturali e sovrastrutturali del sistema Italia. Per questo i socialisti sono più idonei, essendo in grado di coniugare riformismo e consenso.  </p>
<p>Dopo anni di purgatorio, per non dire di inferno, Berlusconi, rispetto ai leader del centrosinistra, ha saputo rivalutare i socialisti e la loro cultura di governo. Il Cavaliere non l’ha fatto né per simpatia e tantomeno per ricompensarli dei torti subiti da Tangentopoli in poi, ma perché ha capito che con loro avrebbe messo una marcia in più al suo esecutivo.  </p>
<p>In questo momento, è la “banda dei quattro” che mena le danze del governo. Senza di questa sarebbe, eufemisticamente parlando, calma piatta; di certo sarebbe finita la luna di miele con gli italiani. Resta il fatto che non ha bisogno di “badanti”, mentre gli altri ministri,invece, ne hanno bisogno a iosa per evitare di incorrere in errori madornali. Dilettanti allo sbaraglio; meno male che ci sono i ministri socialisti a dare lustro al governo.        </p>
<p>Renato Brunetta fa parte di quel gruppo che si dichiara, senza impacci, ancora socialista, nonostante sia un ministro del governo di centrodestra. Per l’appunto, ad Aldo Cazzullo( Corriere della Sera) lo ha ammesso chiaramente e, per di più, ha ammesso che ha sempre votato Psi, finché il partito di Via del Corso è stato in vita. Renato Brunetta è, peraltro, nato in quella scuola politica che passò alla cronaca come De Michelis boy’s. Dell’ex ministro socialista, il ministro per la Funzione pubblica dice che è “ la migliore testa della politica italiana degli ultimi cinquant’anni”. E su questo non ci sono dubbi. Inoltre, va a suo merito il fatto, e non lo nasconde, che è stato consigliere economico di Bettino Craxi: “Un freddo, mi apprezzava molto ma non l’ho mai frequentato”. Come non nasconde il suo giudizio negativo su Giuliano Amato:” Gran testa, poca personalità. Gliene voglio: poteva salvare il Psi, e non l‘ha fatto””.</p>
<p>L’attaccamento alle radici socialiste è molto forte e gli fa onore di questi tempi, dove in molti cercano di cancellare il loro passato politico. Veltroni docet. Senz’altro Brunetta e i suoi colleghi socialisti avrebbero potuto parlare d’altro, così da mettere nell’oblio la loro militanza passata, invece, rivendicano con forza di essere socialisti, sebbene nell’ambito del governo di centrodestra. Paradossalmente, c’è da parte di questa famiglia dentro il Pdl più attaccamento all’dea socialista di quanto ne dimostri quella interna al Pd.                      </p>
<p>Dalla scuola “demichelisiana” sono usciti uomini politici e di governo che, nel corso dei decenni, hanno fatto carriera per loro conto. Nella leggenda metropolitana, De Michelis fu il ministro delle discoteche per antonomasia, ma questo suo modo di vivere il tempo libero ha dato voce, a torto e a ragione,al gossip di bassa lega e, comunque, ciò non c’entra per nulla con la politica e con la cultura di governo con la P e la C maiuscole.Stelle polari che De Michelis si è guadato bene di tenerle per sé, ma da buon caposcuola l’ha trasmesse a quelli che hanno lavorato con lui.  </p>
<p>Oltre a Renato Brunetta, il ministro Maurizio Sacconi fu il discepolo più legato al professore Gianni De Michelis. Scoperto politicamente nel 1972, fu De Michelis a volerlo eletto alla Camera nel collegio Venezia – Treviso in cui era capolista proprio l’ex ministro socialista. Lo stesso Giulio Tremonti, pur essendo vicino a Rino Formica, ha più volte manifestato simpatia per De Michelis. </p>
<p>IA questi nomi se ne potrebbero aggiungere altri, visto che oltre 90 parlamentari sono di origine socialista. Tra questi c’è Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo Pdl a Montecitorio,  Paolo Bonaiuti, braccio destro di Berlusconi, Giuliano Cazzolla, vice presidente della Commissione lavoro della Camera dei deputati,… Nessuno di questi è mai stato craxiano Doc. Ma questa è un’altra storia.</p>
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		<title>Biagio Marzo risponde a Paolo Bagnoli</title>
		<link>http://mrsocialism.com/2008/06/13/biagio-marzo-risponde-a-paolo-bagnoli/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 15:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>venerablebidet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[giovani]]></category>

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		<description><![CDATA[
Segue una risposta dell&#8217;on. Marzo all&#8217;articolo &#8220;Per i socialisti, prima vivere, poi si potrà anche filosofare&#8221; uscito, a firma di Paolo Bagnoli, su Italia Oggi dell&#8217;11 giugno 2008.
E’ vero che manca il “fervore intellettuale” attorno al congresso del Partito socialista.
Paolo Bagnoli ha ragione da vendere, sollevando il problema, ma non deve nemmeno trascurare il problema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://tinyurl.com/47uwkn" alt="" /></p>
<p>Segue una risposta dell&#8217;on. Marzo all&#8217;articolo &#8220;Per i socialisti, prima vivere, poi si potrà anche filosofare&#8221; uscito, a firma di Paolo Bagnoli, su Italia Oggi dell&#8217;11 giugno 2008.</p>
<blockquote><p>E’ vero che manca il “fervore intellettuale” attorno al congresso del Partito socialista.</p>
<p>Paolo Bagnoli ha ragione da vendere, sollevando il problema, ma non deve nemmeno trascurare il problema dello stato emergenziale in cui vive la realtà socialista da un anno, precisamente dal 14 luglio scorso, quando ha preso l’abbrivio la Costituente socialista. Proprio allora si scioglievano i partiti(Sdi e NPSI) sorti con la diaspora e si dava vita a una forma organizzativa sui generis in cui nessuno comandava nessuno. La fase costituente avrebbe dovuto portare al Congresso in cui si sarebbe dovuto eleggere il nuovo gruppo dirigente, capace di rilanciare la questione socialista in un Paese dove la sinistra, da un lato, guarda al passato comunista, dall’altro, ha fondato il Partito democratico. Attraverso una fusione fredda tra ex comunisti ed ex Dc nasceva un soggetto che avrebbe dovuto colmare il deficit riformista esistente in Italia. Per inciso, mentre in Europa, i partiti socialisti e i partiti socialdemocratici sono al governo o all’opposizione a seconda dei casi, in Italia, il socialismo è da esorcizzare, Inoltre, si rincorrono modelli che hanno poco da spartire con l’esperienza politica italiana.<span id="more-226"></span>  </p>
<p>Anche l’operazione Pd, importante per la sua cifra politica, è stata compiuta senza il “fervore intellettuale” che avrebbe, invece, dovuto avere. Non parliamo di quello che è successo a destra. Silvio Berlusconi, in piedi sul predellino di una macchina, ha costituito il Pdl.  Questa forza che governa l’Italia non conosce la parola cultura.  A ben vedere, i vecchi partiti pesanti di massa del Novecento sono stati sostituiti da formazioni leggere nonché liquide. Comunque sia, non hanno nel loro Dna la cultura politica.</p>
<p>Come un fulmine al ciel sereno, sono arrivate le elezioni politiche. I socialisti alle prese con la Costituente si sono trovati spiazzati. Ma i guai veri sono iniziati, innanzitutto, perché è mancata loro una linea politica. Hanno voluto fare i prodiani quando Prodi, insalutato ospite, aveva lasciato Palazzo Chigi. Hanno sposato un laicismo esasperato quando Papa Benedetto XVI aveva iniziato la crociata per rilanciare i valori cattolici. Hanno dimenticato di essere il partito dei lavoratori per fare una politica a favore di una nicchia abitata da diversi. Così di questo passo. Insomma, il Partito socialista, allestito in fretta e furia per il voto, era irriconoscibile dal proprio elettorale, così da essere votato da un manipolo di elettori, lo 0,98%. Da questa analisi si evince che il Ps ha affrontato il difficile terreno elettorale senza una classe dirigente a misura dei problemi del Paese e sprovvista di una politica elettorale.. Per di più, è sceso in campo frastornato per non avere avuto da parte di Walter Veltroni l’apparentamento, dato, viceversa, ad Antonio Di Pietro.</p>
<p>Il Congresso, (che si svolgerà, a Montecatini, nei giorni 4, 5 e 6 luglio), dovrà compiere una impresa ciclopica per salvare almeno il salvabile. </p>
<p>Noi confidiamo molto nell’impegno politico di Riccardo Nencini a cui dovrebbe essere affidata la guida del Ps. Dovrà farsi carico di un passato pesante che, nel bene e nel male, ha segnato la storia di un Secolo e, nello stesso tempo, dovrà costruire il futuro. Cioè, dovrà dare nuova linfa a una idea che per alcuni è morta e per altri non è per nulla adeguata ai tempi.  </p>
<p>Per la verità, sotto il cielo della sinistra in generale, la situazione non è migliore di quella socialista. C’è il rischio che il Pd imploda proprio sulla questione socialista. Nel senso che il suo dibattito interno ruota attorno al fatto se deve o no fare il suo ingresso nel Pse.</p>
<p>Alla sinistra della sinistra, Rifondazione comunista per intenderci, ci sono manovre scissioniste sia nel caso che vinca la parte più vicina alla sinistra di governo, sia se vince quella antagonista.</p>
<p>Per i socialisti, il congresso  di luglio è il primum vivere, mentre il deinde philosophare verrà subito dopo. L’appello di Paolo Bagnoli è da accogliere in pieno, ma adesso è tempo di avere un segretario affiancato da un gruppo dirigente che si rimbocchi le maniche è faccia politica.    </p></blockquote>
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		<title>Il futuro è adesso</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 13:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>venerablebidet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[giovani]]></category>

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Care compagne e cari compagni,
sabato 14 giugno p.v., alle ore 10.30, a Firenze presso la sala del Gonfalone del Consiglio regionale si svolgerà un meeting nazionale con l’obiettivo di presentare e discutere la mozione 3    “Un nuovo inizio per il Partito Socialista”, che propone come candidato alla segreteria nazionale del PS Riccardo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://tinyurl.com/66v324" alt="" width="430" /></p>
<p>Care compagne e cari compagni,</p>
<p>sabato 14 giugno p.v., alle ore 10.30, a Firenze presso la sala del Gonfalone del Consiglio regionale si svolgerà un meeting nazionale con l’obiettivo di presentare e discutere la mozione 3    “Un nuovo inizio per il Partito Socialista”, che propone come candidato alla segreteria nazionale del PS Riccardo Nencini.</p>
<p>L’iniziativa è promossa dal “Gruppo dei 100 giovani”, che hanno aderito da subito a questo progetto con la composizione di una piattaforma di proposte ed idee, in forma di allegato: “Nuove generazioni e ruolo dei giovani nel PS”.<span id="more-225"></span></p>
<p>L’incontro toscano sarà una prima tappa di un percorso volto fornire un contributo politico, di dinamismo, tenacia e freschezza, volto a restituire dignità, credibilità ed identità, peri il rilancio del Partito Socialista, nello scenario politico italiano.</p>
<p>Ce la faremo solo se riusciremo ad apportare una necessaria discontinuità, valorizzando il merito ed innescando un intelligente rinnovamento.</p>
<p>L’esempio calcistico magari non sarà il più idoneo, visto il negativo debutto agli Europei della nostra nazionale, però bisogna comprendere che se negli anni 80’ eravamo una squadra da Champions League e nell’ultimo quindicennio in un modo o in un altro siamo riusciti a salvarci dalla retrocessione, ormai siamo a pieno titolo nella serie cadetta.</p>
<p>Occorre dunque rialzarci, costruendo un team garibaldino e “rompiscatole”, con uno spogliatoio che sia un mix vincente tra vecchie glorie e giovani promesse, con un’autorevole storia nel cuore, ma con lo sguardo proiettato al futuro. </p>
<p>Contiamo sulla partecipazione di ognuno di voi, per pianificare insieme la svolta del nostro Partito.</p>
<p>Inizia una nuova storia… </p>
<p>Saranno presenti vari promotori e dirigenti nazionali.</p>
<p>Hanno già confermato la presenza, tra gli altri, Ada Girolamini e Roberto Biscardini. </p>
<p>-Nota organizzativa</p>
<p>    * la sede del consiglio regionale è sita in via Cavour 2 (nei pressi di Piazza Duomo)<br />
    * sarà gentilmente offerto il pranzo di sabato presso la Via Faenza, 95/R<br />
    * si dà, inoltre, la possibilità di pernottare per il venerdì sera e per il sabato sera presso l’Ostello Europa Villa Camerata, sito in Viale Augusto Righi 2/4. A soli 20 €<br />
    * e’ necessario far pervenire le adesioni sia per il pranzo sia per il pernotto entro e non oltre le ore 18 di mercoledì 11 giugno.</p>
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