Davide contro Golia

di Biagio Marzo

Secondo il racconto biblico, Davide abbatté Golia, ma a Trieste è successo il contrario.

Il Golia - Antoine ha sconfitto Davide, ma la sfida continua e non è detto che non finisca in Tribunale. Il vecchio leone francese ha ruggito, ha mostrato i denti ed è bastato questo gesto per sbaragliare colui che aveva iniziato nei suoi confronti la caccia grossa, nei mesi scorsi. Sicché, al Leone alato è stata tolta la spina Algebris conficcata nella zampa, che procurava dolori lancinanti. Per ora.

Tutto è ritornato come prima in Generali, il pezzo migliore del salotto buono del capitaniamo italiano. Un presidente e due amministratori, un collegio di sindaci, senza la mosca tse tse Algebris, grandi profitti ed elevati compensi ai sindaci, per non parlare poi delle stock option da capogiro. A ragion veduta, il rappresentante di Bankitalia si è astenuto, così come aveva fatto in Telecom sulla medesima materia i cui criteri non rientrano in quelli fissati. Palazzo Koch non è d’accordo con il management, in generale, e con quello del Leone alato di Trieste, in particolare, ad alto costo, nel senso che sono beneficiari di utili pazzeschi.

Proprio sulla governance, sotto molti aspetti anomala( due ad) sulle stock option e sull’età dell’ottuagenario presidente francese, l’hedge fund Algebris aveva mosso le sue critiche al vetriolo, che avevano tanto indispettito Bernheim che rispose senza pensarci due volte. Tirò in ballo la mafia( “qualche mafioso mi rema contro”) e il complotto( Santander? Intesa San Paolo?) e se non l’avessero fermato, avrebbe dichiarato guerra all’Italia. Secondo lui, da qui partiva il siluro lanciato dal numero uno del fondo inglese Algebris, l’italiano Davide Serra.

L’assemblea di bilancio di Generali si è chiusa così come voleva il presidente Antoine Bernheim, con la bocciatura della lista del collegio dei sindaci, presentata dal fondo Algebris. Per il gruppo della minoranza degli azionisti, la lista di Assogestioni, appoggiata da Bankitalia, ha vinto sul l’hedge fund. Sebbene, Serra abbia minacciato la possibilità di un ricorso contro la nomina di Eugenio Colucci, ritenendo che non abbia i requisiti di legge, essendo presidente del collegio. Naturalmente, è stato un nuovo colpo basso che Bernheim non se l’aspettava.

All’inizio dello scontro, Serra aveva vinto; in base a esposti presentati alla Consob, Banca d’Italia e Isvap riuscì a escludere l’altra lista di minoranza, quella che faceva capo ai Benetton, accusata di non avere i requisiti di autonomia e di indipendenza da Mediobanca.

E comunque, una piccola soddisfazione Serra se l’è presa nei confronti della grande compagnia di assicurazione triestina: ben 250 gestori esteri, con un capitale complessivo del 3,6%, hanno sostenuto, in tutti i sensi, l’iniziativa di Algebris. Per dirla tutta, il fondo inglese non è arrivato nudo alla meta. Tutto sommato, le sue critiche sono state condivise da una parte anche se minoritaria, tuttavia significativa dei soci, rispetto alla stragrande maggioranza dei grandi gruppi alleati di Bernheime. Santander, Intesa, Commerzbank, Edizione Holding, De Agostini, Zaleski, Caltagirone … In più, Mediobanca possiede un pacchetto azionario pari al 14,05% di Generali ed è di gran lunga il socio che ha davvero voce in capitolo, mentre la Banca d’Italia ha il 4,44%. In particolare, i tre azionisti: Delfin di Del Vecchio, Ferak( la holding di cui si sono serviti la vicentina Palladio e la famiglia Amenduni), e Inv Ag( la finanziaria in mano a un gruppo di imprenditori: da Zannoni a Gavio, per arrivare ad Arvedi) hanno aumentato la loro quota. Per quanto riguarda le banche: Unicredit, Capitalia e Mps, detentrici di circa il 10%, per ragioni diverse, sono fuori partita.

Sotto il cielo di Roma, gli equilibri politici e di potere, con le ultime elezioni politiche, sono cambiati e i rumori di fondo sono arrivati anche a Trieste. Le Banche e le Fondazioni hanno tenuto un basso profilo, non hanno alzato la guardia, sapendo che arriverà in Via XX settembre una loro vecchia conoscenza: Giulio Tremonti. Che, peraltro, considera le une e le altre il “sinedrio della democrazia”.

Vero è che il futuro Ministro dell’Economia non è stato in sintonia con le Fondazioni, in particolare. Visto che nel passato governo di centrodestra, lo scontro tra il “divo” Giulio e le Fondazioni fu evitato per miracolo. Miracolo per le Fondazioni si intende. Con l’arrivo di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, è cambiato il panorama bancario e chi aveva idee bellicose nei confronti di Generali ha guardato altrove. Questo vale per Intesa di Giovanni Bazoli e per i suoi alleati. Zaleski, per esempio. Anche se il finanziere franco –polacco ha un buono rapporto con il Grande vecchio della compagnia triestina. Ma nel mondo finanziario questo conta poco, perché tutto viene regolato dagli affari e dagli interessi del momento. Proprio in questo nuovo quadro politico, se Berlusconi chiamasse Bernheime risponderebbe. Questo potrebbe riguardare la crisi dell’Alitalia. Il presidente di Generali, interrogato sull’eventuale ingresso nella cordata dei privati, ha negato alcun coinvolgimento, ma non l’ha nemmeno escluso. Telecom docet. Semprecché, Jean Cyrus Spinetta ritorni alla Magliana per sedersi attorno al tavolo, per riprendere la trattativa.

7 Risposte a “Davide contro Golia”


  1. 1 curioso 29 Aprile 2008 alle 7:09 pm

    Mi dite perchè Nicola carnovale e zavettieri erano apparentati all’ UDC alle amministrative???
    Rispondetemi,oppure Nicola se leggi questo blog,fammi sapere,in altrnativa aspetto una risposta da qualche tuo vecchio amico…di questo blog…

  2. 2 gesù viene dall' Ilva 29 Aprile 2008 alle 7:29 pm

    Ma su sto blog scrive sempre sto Biagio marzo,altri non ne avete???

  3. 3 giaime 30 Aprile 2008 alle 2:17 am

    non so risponderti di preciso, ma cmq meglio dell’Idv sono

  4. 4 Gesù viene dall'ILva 30 Aprile 2008 alle 1:53 pm

    ma nn riuscite a pensare ad altri nick senza copiarli…sfigati socialisti perdenti!?

  5. 5 Gesù viene dall'ILva 30 Aprile 2008 alle 1:58 pm

    Secondo me scrive solo Biagio Marzo, dato che i giovani si sono rotti di scrivere per dei mediocri come questi socialisti. Andate a lavorareeeeeeeee…

  6. 6 Francesco 30 Aprile 2008 alle 5:09 pm

    Nooooooooooo, scrive anche mastroleo, non gli basta scrivere libri e su tutti i blog, parlare sempre e solo lui a tutte le manifestazioni socialiste e non, ore ore e ore senza accettare diversità di pensiero o opinione, lui, il santo e gli altri i peccatori servi del potere. Lui l’idealista (?) gli altri “manutengoli”, il socialista colto onesto e allevatore di virgulti da (de)formare alla luce della sua sapienza e del suo carisma. Lui immolato a Conversano e al Senato insieme al suo partito in nome di grandi ideali. Lui che ha “salvato” la sezione dal sicuro successo elettorale con una strategia di “alta” politica (ha vinto la destra!!! e la sinistra gli ha anche dato la colpa) Mastroleo ideatore ed artefice insieme ad altri dell’unità senza i socialisti (hanno tesserato anche il mio cane). Lui Manutengulo del nulla!!!!
    Francesco D

  7. 7 francesco 1 Maggio 2008 alle 11:23 pm

    I socialisti continuano ad essere come De Michelis non invecchiano mai.Date spazio ai giovani.Dopo la scomparsa del 13 e 14 aprile, vogliono fare il congresso, ma non è troppo tardi? Boselli è il vero becchino dei socialisti.Una vera vergogna questa classe dirigente dal 1992 non hanno fatto nulla per dare una casa ai socialisti che vivono nei piccoli comuni.A presto!!!!

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