Archivia per Gennaio 2008

Giovani riflessioni sulla crisi politica Italiana

documento elaborato dai Circoli giovanili dei Socialisti il Garofano

Da Socialisti siamo convinti che siano politiche le ragioni della fine dell’esecutivo Prodi, che si è proposto l’arduo l’obiettivo di risanare il Paese dando vita ad un programma di stampo genericamente progressista e solo apparentemente riformista. Forze politicamente eterogenee hanno dato vita ad una stagione politica che si è conclusa, sul piano formale, ma che da diverso tempo denunciava tutta la sua precarietà ed instabilità strutturale.

A dare il “colpo di grazia” sostanzialmente due eventi politicamente decisivi: la nascita del Partito Democratico e la conseguente disgregazione dei due maggiori partiti, Ds e Margherita, che hanno prodotto, in particolare al Senato della Repubblica, microformazioni decisive per l’abbattimento del Governo. Indirizzi girotondini di provenienza massimalista e dogmatica non hanno comunque avuto meno responsabilità, circa tale debacle.

La molteplicità di episodi che, nell’ultimo mese, hanno caratterizzato la vita sociale italiana (la questione cattolica e l’emergenza meridionale, rifiuti e criminalità) hanno indebolito il quadro politico ed oscurato completamente anche i risultati pratici ottenuti dal Governo (ostaggio di numerose faide interne a quell’alchimia di potere dall’identità confusa e pasticciata che è il PD) e, che non sono mancati nel risanamento parziale dei conti dello Stato, nella ripresa di credibilità internazionale e nell’aver incominciato a dar vita ad una seria riflessione ed azione sul welfare, grazie soprattutto alla spinta propulsiva dei Parlamentari Socialisti, che hanno introdotto nuovi elementi di discussione circa la flexisecurity(intesa come tutela ulteriore della sicurezza nella flessibilità). Continua a leggere ‘Giovani riflessioni sulla crisi politica Italiana’

Forma e Regole per la Ricostituzione del PS

Associazione Walter TOBAGI
00198 Roma – Via Bormida, 1 – tel. 06 85300654 – fax 06 8841720

Seminario Interno

Forma e Regole per la Ricostituzione
del Partito Socialista

Martedì 5 febbraio 2008
Ore 10.00 – 14.00
PALAZZO DI SAN MACUTO – VIA DEL SEMINARIO, 76 – ROMA

Ore 10.00 Introduzione Gennaro Acquaviva

Ore 10,30 Relazione Pio Marconi:
Partecipazione – Democrazia – Classe Dirigente

Ore 11.00 Relazione Paolo Pombeni:
La forma il Partito nella costruzione della Democrazia in Italia

Ore 11.30 Interventi

Ore 13.30 Conclusioni Biagio Marzo

La formazione politica secondo la LAUS

La LAUS, libera associazione universitari socialisti, si propone di essere un punto di riferimento per i giovani,orientato alla partecipazione e al concreto impegno sociale e politico. Si inserisce nella nuova realtà della sinistra riformista italiana, delineatasi nell’ambito della Costituente Socialista. Questo progetto è finalizzato a un rinnovamento politico e al ritorno di un ideale sociale forte, ma adeguato al mondo contemporaneo, superando ideologie antiquate e demagogiche, proprie del secolo scorso.

Dobbiamo tutti partecipare per promuovere scelte coraggiose, progressiste e responsabili, attraverso politiche socialmente eque volte a non escludere nessuno dai benefici del progresso economico, sociale e culturale.

Laus non è un organo di partito, ma una realtà dotata di una propria autonomia e dinamicità.

Noi siamo laici, socialisti e liberali, aperti ad un pluralità di idee e contributi, portati naturalmente ad un continuo esercizio critico scevro da condizionamenti confessionali. Un socialismo certamente non chiuso nella “ortodossia ideologica”, che faccia della diversità di apporti una ricchezza. In quest’ottica la connessione diretta con il nascente Partito Socialista (PS), costituisce un fondamentale punto di forza nel nostro disegno; le nostre proposte potranno essere recepite e discusse da referenti istituzionali a livello nazionale.

Il nostro è un movimento culturale di formazione politica. A cosa puntiamo?

I nostri obiettivi sono un serio confronto intorno ai temi più sentiti, rilanciare una cultura della legalità e della solidarietà, intraprendere percorsi di studio e approfondimento, promuovere iniziative studentesche e politiche, operare concretamente nella società. Reputiamo fondamentale partire dall’idea di società, postulato del socialismo, come luogo figurato di condivisione delle molteplici esperienze individuali e di cooperazione, affinché il domani sia di giovamento per tutti: non si tratta di un rigido determinismo, ma di un processo dinamico che sta a noi innescare e perpetuare. Perché “noi” sia inteso come aggregazione di individui, come avvenire comune al quale non dobbiamo e non possiamo sottrarci.

Poniamo inoltre, particolare attenzione ai problemi del sistema universitario e più in generale della formazione culturale dello studente. Vogliamo nobilitare il lavoro riscoprendolo come attività in cui si estrinseca la personalità dell’individuo. A partire da questo concetto, studio e lavoro devono ottenere pari tutela e pari dignità, in un contesto di eguali opportunità nelle condizioni di partenza e di valorizzazione del merito. Il passaggio attraverso l’università non deve essere una tappa obbligata, ma un percorso alternativo e qualificante dal punto di vista formale e sostanziale. La scelta consapevole dell’istruzione avanzata deve essere funzionale alla formazione della persona, di ausilio nella ricerca di un posto di lavoro e consentire di essere comunque parte attiva all’interno della società.

La promozione del merito necessita di una “rivoluzione culturale” che faccia dell’ impegno il motore dello sviluppo sociale ad ogni livello, ma contempli politiche di solidarietà e tutela per le situazioni di disagio.

Sta a noi cercare di dare un contributo, consapevoli dell’ambiziosità del progetto e della carica innovatrice che esso porta con sé.

Cultura, Partecipazione, Impegno!

L’ombra di Prodi sulla Costituente socialista

di Biagio Marzo

A cadavere ancora caldo, ossia a governo Prodi morto nell’Aula del Senato, per la Costituente socialista i conti non tornano. Per non dire che i socialisti se ne sono usciti con le ossa rotte, di certo, meglio dello stato di salute del presidente del consiglio. Inutile dire che devono evitare di seguirlo, per non andare a fondo con lui. Se, invece, insistono, gatta ci cova. Fuor di metafora, Prodi e alcuni piccoli partiti, tra cui lo Sdi, hanno deciso, dietrologicamente parlando, di presentarsi con una propria lista alle prossime elezioni politiche. Continua a leggere ‘L’ombra di Prodi sulla Costituente socialista’

Bettino, Stato di diritto e.. monnezza

bettino craxi

di Francesco Gennaro

Ci insegnano a ricordare le idee, perché gli uomini muoiono e ed invece le idee restano, durano nel tempo, sono immortali. Ma le idee non provano sentimenti, emozioni, non amano, non soffrono, non piangono, non possono essere sfiorate; non è di un’idea che sento la mancanza, ma di un uomo, un uomo che ha contribuito a rendere questo Paese più libero, moderno e democratico, un uomo che certamente, non dimenticherò mai.

Otto anni fa, come oggi, stroncato da un arresto cardiaco, moriva un indiscutibile leader nazionale ed europeo, Bettino Craxi. Come da suo desiderio, venne sepolto ad Hammamet, restando così nel Paese che lo ha accolto e difeso. Il piccolo cimitero cristiano della cittadina tunisina divenne da quel momento il luogo del suo ultimo (e magari sereno) riposo, tra le mura della Medina e il mare, rivolto verso l’Italia, quella terra piangente(raffigurata sui suoi celebri vasi) da lui sempre tanto amata e per la quale ha dedicato sino all’ultimo istante ogni suo respiro ed ogni suo battito.
n.b. Il terz’ultimo segretario del PSI(ma ultimo serio) non è neanche stato citato sbadatamente tra i padri della Costituente Socialista(vedi “Le primarie delle idee”).

A distanza di tempo, dopo blasfemi torti subiti ed ingiuriose, ingiustificate ed ingiuste ostilità, finalmente sembrava che la memoria dello statista a cui il Midas diede i natali fosse finalmente riabilitata in una direzione opposta rispetto al clima infame d’antan. A vantaggio dell’affermazione e della tutela di una giustizia(giudiziaria) giusta; della vittoria dello stato di diritto; della solidarietà(tardiva) alle famiglie delle vittime che la magistratura ad orologeria aveva condannato all’oblio dei sensi ed al pudore di uno spaccato straziante; della rivincita di tutto il mondo socialista.
Ma si sa che la storia segue spesso il suo corso, anche in maniera illogica ed irrazionale.

Così, a distanza di sedici anni dall’avvio di quella rivoluzione giudiziaria che ha scavalcato il principio che in uno stato di diritto si risponde delle proprie azioni individualmente commesse e non in base alla propria appartenenza ad un gruppo da demonizzare, la storia rischia di ripetersi.

I registi della serie “law and order” potrebbe nuovamente mietere vittime, ledere sacrosanti diritti elementari, mobilitare l’opinione pubblica, aizzandola al linciaggio, svolgere processi senza contraddittorio ed emettere sentenze già preconfezionate e stabilite a monte. “Si può anche sbagliare, ma non per questo si deve essere sepolti vivi.”
Il burrascoso caso che ha investito il guardasigilli potrebbe essere l’apripista ad un’interminabile serie di provvedimenti teatrali, per mano(non tanto oscura) di sedicenti magistrati alla ricerca di gloria, in un Paese in cui il narcisismo e la mitomania mandano in soffitta la sobrietà e la competenza.

Certamente, è alquanto palese e di dominio pubblico che il re di Ceppaloni non sia uno stinco di santo devoto all’ortodossia della morale; ma in quel pomposo ed inconsistente dossier di 400 pagine, l’accusa mossagli è di concussione ai danni di un “innocente” Bassolino(il cui penoso e camorristico operato sulla questione rifiuti viene “sapientemente” difeso anche da esponenti socialisti), mediante l’uso di (ordinari) artifici di ricatto politico. Folle ed esagerato. Tornano, sorridenti, alla ribalta i magistrati democrats, gli esponenti del partito democrat(con le loro faide interne) ed i centri di potere burattinaio di Debenedettiana connivenza.

E il PS? Silente! Un corpo unipercentuale senza spina dorsale, che in punta di piedi, accenna timidamente qualche inoffensiva formula, oppure si dedica a tempo pieno ed indeterminato all’attacco ad oltranza verso la chiesa e dintorni, in nome degli ideali laic(isti), attendendo un rimpasto di governo(già morto e sepolto), elemosinando l’ingresso di un nostro ministro. Ennesimo autogol, l’estinzione è più vicina!

Fra Chiesa e Massoneria

di Biagio Marzo

Tempi malvagi e d’intolleranza. Dopo il caso che ha coinvolto in prima persona il Papa Benedetto XVI, ci sarebbe per certuni la preoccupazione che il Paese possa prendere una piega laicista. Ma non è così. La Chiesa cattolica non è aggredita dal mondo laico, non siamo all’”oltraggio di Anagni”. Quindi, non c’è il pericolo del muro contro muro. Anzi. I laici nel vero senso della parola restano sempre meno, divisi come sono tra coloro che si sono convertiti al cattolicesimo come Francesco Rutelli e i cosiddetti “laici devoti” che si distinguono, in questo momento, per aver lanciato la moratoria sull’aborto. Insomma, il Pontefice Benedetto XVI non rischia, come avvenne per suoi lontani predecessori, di lasciare la sede pontificia di Roma per Anagni o Avignone.

Del resto, con la nascita del Partito democratico proprio il mondo laico per antonomasia è preso di mira, tanto è vero che il nuovo soggetto si è mosso già come una sorta di baluardo contro le “derive” laiche. Alla luce dei fatti, in una democrazia post moderna e postcomunista fa più effetto ispirarsi alle idee dell’Opus dei che a quelle di cultura laica. Binetti docet. Mentre il Pontefice ha rifiutato di recarsi all’Università La Sapienza per non sollevare disordini difronte alla contestazione di un gruppo sparuto di docenti e discenti, il Partito democratico ha inserito nel codice etico la dicitura quanto mai discriminante: “I dirigenti e gli eletti comunicano la loro appartenenza ad associazioni massoniche”, sono due facce, fatte le debite proporzioni, della medesima medaglia. Una medaglia su cui è incisa la cultura illiberale. La svolta dei vertici del Pd non si capisce perché riguarda solo e soltanto la massoneria e non l’Opus e altre organizzazioni ancora. Oltretutto, le associazioni massoniche non sono più vincolate alla segretezza e alla riservatezza, anche perché non c’è motivo, le loro attività si svolgono alla luce del sole. Continua a leggere ‘Fra Chiesa e Massoneria’

La vera casta sono i giudici

di Alvise Marzo

“Ho provato, ho creduto, ho sperato che la frattura tra politica e magistratura potesse essere ricomposta, attraverso la dialettica, il confronto, il dialogo, l’incontro. Ma devo prendere atto che nonostante abbia lavorato giorno e notte per dimostrare la mia credibilità e la mia buona fede di interlocutore affidabile per il mondo della giustizia, oggi mi accorgo che sono stato percepito come un avversario da contrastare, se non addirittura come un nemico da abbattere”.

Frattura tra politica e magistratura? Per i comuni mortali questo non vuol dire niente, ma questo fa capire come i magistrati siano una casta così importante e potente che può contrastare i rappresentanti del popolo.

La vera casta sono loro: i magistrati. C’è come una paura nel nostro mondo a nominarli ad attaccarli o a non essere d’accordo con loro.

Dichiarazione di Mastella:

“Seppure in un momento per me importante e decisivo - ha puntualizzato il ministro dimissionario - io non ho espresso giudizi contro la magistratura come qualcuno si è azzardato a scrivere. Agli italiani dico anzi: “fidatevi della magistratura italiana. Non vi fidate però di gip particolari che prima arrestano persone incensurate e poi si trincerano dietro la propria non competenza territoriale”.

Questi “gip particolari” sono abbastanza diffusi nello stato italiano dal periodo di tangentopoli fino ad ora e piano piano hanno creato il loro potere che si è radicato in ogni istituzione dello Stato.

Bisognerebbe istituire delle direttive per frenare la loro fame come:

il provvedimento sulle intercettazioni
la separazione sulle carriere dei magistrati
la responsabilità civile

I magistrati hanno privilegi da quanto guadagnano a quanto hanno di pensione.

Il Ministro Guardasigilli del governo Berlusconi, Roberto Castelli, cercò di riformare e che l’ex ministro Mastella ha invece ripristinato con tutte le garanzie.

Mastella dice:

“Non voglio salvacondotti in quanto ministro, ma credo che siano stati utilizzati metodi che a volte non si usano neppure nei confronti di mafiosi e pericolosi criminali. “

Caro On. Mastella, noi socialisti come gli ex-democristiani abbiamo subito questi metodi da gestapo da questi “gip particolari” che ci hanno tolto molta credibilità agli occhi della popolazione.

Ora chi ci ridarà la nostra credibilità?

Cosa sta accadendo davvero nella Federazione dei Giovani Socialisti?

(nella foto, il tremendo banner che campeggia nella home page ufficiale del sito della Federazione, con qualcosa che somiglia molto a un inno all’egoismo in calce)

Il gruppo dirigente Fgs non finisce mai di stupirci per le sue avventate decisioni. Nel giro di poche settimane ha stabilito una platea degli iscritti e, al tempo stesso, ha convocato il congresso nazionale. Un tesseramento mai svolto e un congresso inventato di sana pianta. Mentre i giovani di buona volontà stanno facendo una campagna di proselitismo a favore del partito, in un momento comunque difficile, dato che Boselli, Formica, Angius, Craxi e De Michelis non riescono a far decollare, politicamente parlando, la Costituente, Mosca e Pirrotta chiudono baracca e burattini e si fanno un congresso, come se si cocessero due uova al tegamino, con un tesseramento, per dipiù fasullo.

Che sarà questa assise convocata di soppiatto, senz’altro una farsa: spostamento di truppe cammellate, costituzione di un gruppo dirigente in chiave relazionale e clientelare, mancanza di progettualità e assenza della politica. Già di farse ne abbiamo viste di cotte e di crude in questi mesi di Costituente: da Firenze a Perugia, da Tolfa a Roma, passando dal profondo Sud: dal Tavoliere al Salento. Ragion per cui, non sappiamo se ridere o piangere. Dell’improvvisazione e del pressappochismo, per non parlare di malafede, di Mosca e Pirrotta ne abbiamo piene le scatole. In più, vogliono costruirsi una Federazione a loro immagine e somiglianza, carpendo la buona fede di tanti compagni e compagne. A ben vedere, si muovono secondo la logica del clan e in alcune occasioni si dividono secondo copione: due parti in commedia. Di grazia, cosa ci sta a fare Pirrotta nella Fgs, avendo la sua veneranda età e avendo un posto al sole nel nuovo assetto del futuro Partito socialista: ricopre la responsabilità del sito “Partito socialista”. Si intende che l’incarico è retribuito, pour cause. Per carità di partito, sul resto zitti e Mosca.

Atteggiamenti così arroganti fuori dalla norma non se ne sono visti nella storia della Fgs. Eppure, tanti dirigenti del passato e del recente hanno fatto pipì fuori dal vasino. Probabilmente, Mosca e Pirrotta considerano i compagni sparsi per l’Italia con l’anello al naso e, quindi, possono permettersi questo e altro.

A questo punto, vorremmo conoscere, bisogna vedere se ci sono veramente, i loro Lord protettori per congratularci dell’appoggio offerto a questo gruppo dirigente(si fa per dire) che dovrebbe per età e per incapacità lasciare ai compagni giovani, bravi e meno portati agli imbrogli di corridoio la guida della Federazione giovanile. Il nostro discorso non riguarda la sorte dei compagni che ruotano attorno a Mr Socialism, ne hanno ben donde di starsene fuori dai giochi, preoccupati come sono delle sorti della Fgs che fa finta di esserci e di una Costituente che non c’è.

Avvertenza: i post non firmati che compaiano sul nostro blog, sono da considerarsi redazionali, e basati su informazioni di pubblico dominio.

Palermo val bene il municipalismo?

di Biagio Marzo

A Palermo e a Torino sta emergendo un municipalismo ex post fusioni bancarie. Il potere politico di destra e di sinistra alla riscossa per imporre il proprio primato, tramite le Fondazioni. Alessandro Profumo, numero uno di Unicredit, se la sta vedendo con il caso del Banco di Sicilia(Bds), mentre Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione di Unicredit, è sotto attacco da parte del segretario del Pd piemontese Gianfranco Morgando. Questi ha attaccato quegli per il fatto che l’asse del potere si è spostato tutto sulla Banca Intesa San Paolo, cioè a Milano, a scapito della Fondazione, nella quale sono presenti gli Enti locali piemontesi, azionisti della superbanca.

Dietro il rigurgito municipalista si nascondono i soliti interessi di bottega. Il potere politico si sente tagliato fuori e reagisce come può, brandendo l’ascia di guerra delle Fondazioni. L’unica arma che è restata nelle sue mani. Non sono i primi casi, quello di Palermo e Torino, già in precedenza, si sono verificate vicende simili, dal Settentrione al Mezzogiorno d’Italia. Per intenderci, dalla Bipop, alla Banca agricola mantovana alla Banca del Salento. La prima acquisita dalla Banca di Roma, le seconde dal gruppo Mps. Il problema del territorio non è la prima volta che viene fuori a tutto tondo. Quando Geronzi dovette vedersela con il problema dell’incorporamento di Bds, fu sottoposto a un duro filo da torcere da parte dei governanti siciliani dell’epoca. Per dirla tutta, la Regione siciliana possiede solo lo 0,60%, ma ha sempre fatto la voce grossa, nonostante avesse l’acqua alla gola, visto che la fusione fu messa in atto perché erano dei veri e propri salvataggi. Ne consegue che con quella piccola percentuale i governanti non dovrebbero pretendere mari e monti. Detto questo, sta venendo fuori, in questi giorni, una sorta di operazione clientelare sul versante delle assunzioni fatte ad amici e parenti di politici di maggioranza e di opposizione.

Una grande abbuffata nel vero senso della parola, iniziata quando lo scontro tra Milano e Palermo stava facendo capolino. Per non parlare del giro di vite sui crediti imposto dal nuovo vertice di Unicredit. Parliamo in particolare della questione dei fidi che ad alcuni clienti, che hanno le amicizie giuste sul fronte politico e del Bds, sono stati concessi oltre i 180 giorni previsti, senza che venga chiesto il rientro. E poi, “con il processo di scorporo - scrive il Sole24Ore- previsto dal modello divisionale di UniCredit delle attività inclusa la clientela corporate, quello che resterà del Banco di Sicilia dal prossimo autunno sarà una rete di sportelli per la clientela retail con affidamenti sotto i 3 milioni. È contro questa prospettiva che una parte del mondo politico siciliano si sta rivoltando: dal 18 dicembre scorso è venuto a mancare lo strumento che la Regione Sicilia e la Fondazione Bds, socie UniCredit con l’1,2%, hanno per contrastare nel board i piani di scorporo. Continua a leggere ‘Palermo val bene il municipalismo?’

Boselli è per il semi-presidenziale

boselli

di Biagio Marzo

Sotto il cielo della politica italiana c’è, tanto per cambiare, grande confusione:dalla monnezza napoletana alla proposta, pardon, alle proposte di riforma elettorale. Due facce della medesima medaglia; nel senso che sono il segno tangibile che a Roma come a Napoli c’è un deficit di democrazia governante. Al momento non è di questo che ci importa parlare, ma piuttosto delle proposte di riforma elettorale a go go: dal Bianco al Vassallo, dal tedesco al francese, nell’ultima versione Franceschini. Dietro l’angolo, in agguato, c’è il referendum, nel caso in cui i partiti non trovino l’intesa sulla riforma elettorale. Una vera e propria babele, lo specchio del Paese.

Subito dopo aver fatto parlare il suo vice Franceschini, Veltroni precisa che, da sempre, è per il modello francese: doppio turno e sistema semipresidenziale. Anticipandolo di qualche giorno sul, Enrico Boselli afferma di preferire il sistema semipresidenziale francese al quale da trent’anni i socialisti sono favorevoli. Al che, Rino Formica lo segue a ruota e mette in evidenza “la crisi dello Stato unitario e l’esaurirsi della repubblica parlamentare e l’affermarsi di un bisogno di repubblica presidenziale”. Boselli e Formica seguono così, in modo lineare, quell’impostazione culturale tenuta all’interno del Psi ai tempi di Craxi sulla democrazia presidenziale, sebbene alla luce dei nuovi fattori di crisi.

Una delle peculiarità della Francia risiede nella sua organizzazione politico-istituzionale che è basata su un regime particolare chiamato semipresidenzialismo, per la sua combinazione di elementi tanto del parlamentarismo quanto del presidenzialismo. Invece, per quanto riguarda il sistema elettorale vige il maggioritario a doppio turno di collegio e tutte le forze politiche possono presentarsi al primo turno. Il loro candidato viene eletto al primo turno se consegue la maggioranza assoluta dei voti. Altrimenti si passa al ballottaggio tra i candidati che hanno superato la soglia del 12,5% dei voti( non è detto che non possono essere più di due); se un solo candidato supera la soglia dei voti, accede al ballottaggio il secondo candidato meglio piazzato. Il sistema favorisce gli accordi tra le forze politiche in vista del doppio turno: i partiti possono indurre i propri candidati a non partecipare al ballottaggio per favorire i candidati di altri partiti con i quali sono stati presi accordi in vista di una maggioranza pluripartitica in Parlamento. Siamo, cioè, a quella che si chiama desistenza. Vado a spiegarmi: prima del primo turno vi sono accordi nazionali, sia a destra che a sinistra, sulla distribuzione territoriale delle candidature, che mirano a distribuire le forze sui collegi secondo i principi dell’equilibrio politico interno di partito e/o di coalizione. Dunque, i partiti hanno un potere di decidere la elezione di un candidato senza tener conto della volontà degli elettori.

Per portare in porto la proposta Veltroni, quanto quella socialista, occorre riscrivere la Carta costituzionale dall’a alla z. Un lavoro che con questi chiari di luna è difficilmente possibile. Non si riescono a fare le piccole cose, figurarsi le grandi. Eppoi, perché cercare un modello che non possiede un ottimo stato di salute, di là da come è visto dai “francofoni”. Siamo proprio convinti che, in Italia, la cosiddetta “coabitazione” alla francese(ossia la compatibilità di un presidente della Repubblica di un colore politico con un governo espresso dallo schieramento politico opposto. Ciò non potrebbe essere fonte di guai, se le due istituzioni portassero avanti la tattica dell’immobilismo per far sì che l’una non avvantaggiasse l’altra? Comunque sia, sarebbe una sorta di doroteismo in salsa francese) sarebbe l’antidoto ai mali italiani e, nel contempo, assicurerebbe stabilità e governabilità?

In Italia, è Bettino Craxi che per primo lancia la proposta della elezione diretta del presidente della repubblica sul modello francese. Giammai, però, sceglie questo modello sul quale fare l’ultima battaglia. Veltronianiamente parlando, non arriva mai a fare l’ultimo miglio e resta in mezzo al guado, cioè incerto tra il presidenziale americano e il semi presidenziale alla francese. E giammai accetta il sistema di voto adottato Oltralpe.

Al 46° Congresso di Bari, 1991, l’ultimo della storia del Psi, fa capolino, per la prima volta, in modo più sostenuto, il modello presidenziale americano, ma è una proposta, del resto come quella sul sistema francese, che lascia il tempo che trova, avendo forti ostilità, da un lato, la Dc, dall’altro, il Pci-Pds. Ne consegue che Craxì è sotto il fuoco incrociato dell’alleato di governo e del principale partito di opposizione. E, guarda caso, lo attaccano duramente per la sua proposta di stampo gollista.

Un dibattito, quello, legato alla Grande riforma che scatena una polemica al calor bianco, dato che prevede la riscrittura della Carta costituzionale. A favore della irriformabilità della Costituzione sono in molti e chi ricava profitto è Oscar Luigi Scalfaro. A dire il vero, proprio perché si presenta come un “lealista” non doveva essere sponsorizzato dal Psi per il Quirinale. A ben pensarci, quella elezione fu un errore capitale pagato caramente dal Psi, per le note vicende. Anche Marco Pannella ha le sue colpe, visto che contribuì alla elezione.

Con il senno del poi, bisogna dare ragione al presidente Cossiga, perché è quello che vide Scalfaro come il bastian contrario. E’ proprio costui è quello che a Montecitorio prende posizione contro il messaggio alle Camere dello stesso Cossiga, “sulle riforme istituzionali e sulle procedure idonee a realizzarle” (26 giugno 1991). Il torto dei socialisti è che lasciarono solo Cossiga, loro vero alleato in quel momento, per appoggiare Scalfaro.

I dirigenti socialisti, comunque, sanno che fu il Psi di Craxi a lanciare la repubblica presidenziale, senza scegliere il sistema su cui attestarsi. Del resto, il Partito non si pronunciò mai sul sistema elettorale, essendo convinto proporzionalista.

Di questo e di altro Giuliano Amato potrebbe raccontare parecchio, of course.

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