Archivia per Dicembre 2007

I chiari di luna della Costituente

di Biagio Marzo

Iniziò con dire, rivolgendosi ai socialisti di tutte le razze sempre alle prese con la loro unificazione: ” Parlate adesso o tacciate per sempre”. E subito dopo ci fu Bertinoro dai cui prese l’abbrivio la Costituente socialista. D’allora, Bertinoro è diventata per i socialisti una località di culto come per i cattolici Loreto: paese in cui gli angeli, secondo la vulgata cattolica, hanno trasportato la casa di Maria di Nazareth. Al contrario, i poveri cristi socialisti, che non hanno il coraggio di osare tanto, si ritrovarono nella località romagnola e gettarono le basi per la costruzione della casa di tutti i credenti che ripongono fiducia nell’idea socialista.

Ora, dopo aver visto che i socialisti faticano a risalire la china e a occupare la scena politica, non riuscendo nemmeno a proferire verbo sul caro estinto Prodi, Palo Franchi ha vestito, per la seconda volta, i panni del provocatore (in senso benevolo si intende), per smuovere la Costituente socialista e, nel contempo, per aprire un ripensamento attorno alla Sinistra arcobaleno figlia di molti padri e molte madri, un tempo Cosa rossa.

Franchi prende, da par suo, di mira tanto i riformisti quanto i massimalisti per invitarli ad aprire una riflessione comune, in vista di una riforma elettorale “con una soglia di sbarramento di stampo grosso modo tedesco” . Con una legge simile, “le due diverse formazioni politiche” potrebbero non avere lo spazio parlamentare che meriterebbero e solo un miracolo potrebbe salvarle. Per essere chiari, dovrebbero lasciarsi dietro antiche incomprensioni e ideologismi obsoleti, ricercando una intesa politica.
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Bentornata FGS

fgs

Furia francese e ritirata spagnola, sarebbe il caso di dire. Sommessamente, senza creare polemiche speciose delle quali siamo abbastanza stufi, dobbiamo dire che il gruppo dirigente giovanile che guida la Fgs ha dovuto innestare la marcia indietro. Sicché, ha dovuto procedere all’azzeramento dell’organismo scaturito in quel di Perugia sul quale noi, modestamente, avevamo sollevato i nostri dubbi.

Sul tesseramento, altro punto di dissenso, la partita è, invece, ancora aperta, ma non più così come voleva l’ex vertice Fgs: il giovane compagno, pagando 10 euro era iscritto alla Fgs e non al Partito. In effetti, ciò sarebbe stato un errore di grammatica politica, in quanto rendeva la Fgs strutturalmente senza alcun peso specifico e politicamente insignificante e, comunque, votata alla morte per il fatto che i giovani si stanno iscrivendo al partito e non alla Fsg. Grazie a noi, per la nostra cocciutaggine nel condurre la battaglia, i più indomiti hanno dovuto prenderne atto e arrendersi. In tal modo, si è salvata la Fgs che stava finendo a ramengo, o, meglio a schifio, con pochi iscritti. Ironia della sorte, avremmo avuto uno stato maggiore senza esercito.

A futura memoria, secondo l’ex gruppo dirigente, per iscriversi al Partito, i giovani avrebbe dovuto pagare 20 euro (oltre i 10euro di Fgs), nel caso che avessero avuto l’età compresa tra i 16 e i 21 anni di età. Ne consegue che avrebbe dovuto pagare 30(oltre sempre i 10 euro) se avesse avuto una età superiore ai 21 anni. A conti fatti, il giovane socialista era, si fa per dire, un “privilegiato”, perché avrebbe pagato 30 o 40 euro, a seconda l’età, per avere, contestualmente, la tessera della Fgs e del Partito. Roba da chiodi!

Adesso, l’ex gruppo dirigente è stato colpito da una folgorazione come quella avuta da San Paolo lungo la via per Damasco. Non più tesseramento di 10 euro, bensì di 30 condicio sine qua non il pagamento delle tessera sia fatto direttamente alla Fgs a cui spetta il travaso dei propri iscritti e dei soldi incassati al Partito: su 30 euro resterebbero 20 al Partito e 10 euro alla Fgs. Non ci siamo, visto che l’artificio trovato sembrerebbe una sorta di salvataggio in corner; insomma per non perdere la faccia è stata studiata l’inversione a U . Anche perché la via trovata, incasinerebbe il tesseramento della Fgs e del Partito a scapito della trasparenza. Basterebbe che l’iscrizione del giovane seguisse il medesimo iter di quello del compagno adulto e il problema sarebbe risolto. Sempreché, a monte, il Partito e la Fgs fissassero, una volta per tutte, l’età valida per essere iscritti all’organismo giovanile. In questo caso, è il Partito che travaserebbe gli iscritti giovanili e l’incasso della quota alla Fgs a vantaggio, questa volta sì, della trasparenza.
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Ancora cielo grigio sull’Alitalia

di Biagio Marzo

L’Alitalia vola in un cielo pieno di nuvolaglia, la qualcosa, in verità, non depone bene per la sua cessione. In più, si è messo di mezzo il mondo politico per ingarbugliare ancora di più le carte. All’interno della maggioranza di governo gli interessi sull’Alitalia sono di varia natura e non facilitano, naturalmente l’operazione salvataggio. Con il passare dei giorni, oramai siamo al tempo scaduto, si rischia la bancarotta, visto che le stanze del potere romano sono paragonabili a quelle di Bisanzio. Ma c’è di più. I politici hanno scoperto un amore smodato nei confronti dell’Alitalia ma non si capisce se è vero amore disinteressato o interessato. Ad esempio, Francesco Rutelli si batte, da tempi non sospetti, affinché Alitalia abbia una partnership con una compagnia asiatica di primaria importanza.

Ma dal dire al fare c’è di mezzo il mare, in questo caso gli oceani. Nel senso che è facile dire Asia, ma dire con chi il vettore italiano si debba unire e che cosa debba fare per ritornare a essere competitivo, questo non c’è lo dice. A dire il vero, è un modo di fare curioso e, nello stesso tempo, non aiuta l’Alitalia. Anzi. Così come la strana storia del soccorso rosso del gruppo Quantum di George Soros che avrebbe lanciato un’offerta per l’Alitalia attraverso i fondi Evergreen e Thl. Sulla misteriosa vicenda sta indagando la Procura di Roma e, finalmente, si sta svegliando dal lungo torpore la Consob, per aver avvisato ipotesi di aggiotaggio e turbativa d’asta. I Pm vogliono vederci chiaro sulla lettera, ricevuta da Maurizio Prato, presidente di Alitalia, secondo cui il gruppo Soros era interessato a rilevare il 49,95 della compagnia di bandiera italiana, facendo, comunque, intendere che si sarebbe tirato dietro la Singapore Airlines. La quale ha confessato che neanche a morire è stata mai interessata all’Alitalia. Chiaramente, è stata fatta una manovra di disturbo con lo scopo di manipolare il mercato. Chi ha fatto la politica dello struzzo finora è stata, come detto, la Consob la quale non ha messo becco su tutto ciò che accadeva attorno all’Alitalia. Probabilmente, era in tutte tutt’altre faccende affaccendata. Sulla vicenda, la magistratura inquirente ha fatto bene ad aprire un inchiesta, purché si scoprano gli speculatori. Già nel passato ci fu di mezzo Soros, in particolare, quando, nel ’92, mise mano a una operazione di speculazione al ribasso sulla lira, intascando un profitto del 560%. Successivamente, nel 1997, il finanziere americano di origine ungherese fu iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma, per scoprire “se influenti italiani hanno operato illegalmente dietro banche e speculatori, quando questi investirono capitali colossali contro la lira, provocandone l’uscita dal Sistema monetario europeo(Sme) e una svalutazione di circa il 30%”. Dopo due anni di indagini, l’inchiesta finì in una bolla di sapone, ragion per cui, fu archiviata. Dunque, Soros è una antica conoscenza della Procura romana. Così come, sono note le sue relazioni italiane che vanno da Carlo De Benedetti a Romano Prodi e da Francesco Rutelli sino a Marco Pannella. Come visto, amicizie sul versante della maggioranza di governo. Tuttavia, il mondo politico, come detto, è diviso trasversalmente tra coloro che sono pro Air France e altri per AirOne. Costoro hanno issato la bandiera dell’italianità, ma sotto sotto anche per favorire Intesa San Paolo alleata di Carlo Toto, Per inciso, la banca è legata a doppio filo a Palazzo Chigi. Mentre l’ad, Corrado Passera, si sta battendo come un leone per l’acquisizione da parte dell’AirOne di Alitalia, il presidente del comitato di sorveglianza, Giovanni Bazoli, è muto come un pesce. Il che significa che non vuole mettere il difficoltà il suo gemello politico, cioè il presidente Prodi nel caso che questi scegliesse la compagnia francese o facesse una scelta opposta. Nel frattempo,
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Mr. Socialism su 0832.tv

AGGIORNAMENTO: Siamo venuti a conoscenza, grazie alla semplice consultazione degli indirizzi IP, che una certa persona commenta sul nostro blog, per rovinare il nostro lavoro e quello dei nostri collaboratori. Ora sappiamo il suo nome e il suo cognome.

Abbiamo provveduto ad eliminare i commenti di disturbo generati da quelli della suddetta persona. E la invitiamo pertanto a smetterla con i suoi disturbi della personalità, visto che ogni giorno si firma con nomi diversi. E’ un comportamento che riteniamo sinceramente indecoroso per la sua età e per il rispetto di cui dovrebbe godere nella sua comunità.

Vediamo con piacere che il nuovo sito di news su Lecce 0832.tv non ha fatto in tempo a nascere che già ci ha dedicato una puntata della sua rubrica di politica “Il caffè scorretto”.

E’ un po’ critico con la situazione dei socialisti nel Salento, ma gli facciamo comunque gli auguri, perché pare abbastanza evidente che sa di quello che parla.

Su Alitalia non si sorvoli

di Biagio Marzo

l governo si è preso una pausa di riflessione, non essendo nelle condizioni di decidere a chi vendere l’Alitalia, essendo gli acquirenti la franco-olandese Air France–Kml e l’italiana AirOne, dopo il ritiro dalla gara della tedesca Lufthansa.

L’amministratore delegato di Alitalia, Maurizio Prato, è fuori della grazia di Dio, essendosi esposto a favore del colosso guidato da Cyrus Jean Spinetta. Ragion per cui, il tiramolla del governo lo sta facendo, quotidianamente, vivere sull’orlo di una crisi di nervi. O, meglio ancora, sull’orlo delle dimissioni. Comunque, Prodi, per prendere tempo e per togliersi dall’imbarazzo,ha chiesto un supplemento d’indagine. Ma alla fine, il governo dovrà decidere per la soluzione AirFrance–Klm o per quella Air One.

Si sta scrivendo, intanto, la più brutta pagina sulle privatizzazioni, dato che la prima gara è andata deserta e la seconda sta prendendo una piega spiacevole.

Alla luce dei fatti, Maurizio Prato si è spinto troppo quando ha affermato che il piano di privatizzazione del 49,9% di Air France-Klm era come se fosse stato scritto da lui. Non lo avesse mai detto, perché si è scatenato di lì a poco un putiferio grazie all’amministratore delegato di Intesa San Paolo Imi, Corrado Passera. Costui ha polemizzato con i filo francesi, perché è favorevole che la compagnia di bandiera resti in mani italiane, in particolare in quelle dell’abruzzese Carlo Toto proprietario dell’AirOne, socio del consorzio di cui fa parte la super banca con a capo la coppia Bazoli e Passera. In concreto, Passera propone per l’Alitalia il modello spagnolo. Cioè fare come è stato fatto con Iberia: in Spagna è intervenuto il gruppo bancario la Caja Madrid salvando la hispanidad, a Roma quello Intesa San Paolo per salvare la italianità. Nel primo e nel secondo caso ci sono conati nazionalistici fuori luogo a scapito dei progetti industriali di salvataggio prima e di prospettiva di sviluppo poi. Bisogna vedere il caso Alitalia nell’ottica di chi, volgarmente, offre di più sotto l’aspetto delle garanzie finanziarie e industriali, tralasciando la questione nazionale dal sapore autarchico. Ci si ricorda solo ora dell’italianità quando i buoi sono scappati dalla stalla. Fuor di metafora, quando i beni dello Stato, i cosiddetti i gioielli di famiglia sono stati venduti agli stranieri. Epperò, coloro che hanno issato la bandiera dell’italianità  sugli spagnoli di Telefonica, che sono entrati nella finanziaria Telco e in Telecom Italia, non hanno proferito verbo. Siamo alle solite: un capitalismo senza capitali.
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Sulle morti bianche lacrime di coccodrillo

di Biagio Marzo

Siamo alla tragedia nazionale dove si muore per colpa del lavoro. Questo succede nel Bel Paese in cui la Costituzione è fondata proprio sul lavoro. Con il lavoro si crea ricchezza, ma, nello stesso tempo, uno rischia di morire ammazzato. E chi muore è quasi sempre il lavoratore che mette a repentaglio la sua vita per sopravvivere. Basti pensare al film Tempi moderni in cui Charlot, operaio alla catena, è vittima e cavia delle macchine che letteralmente lo “mangiano” e lo mandano in tilt. Dopotutto, perde il posto e trova lavori occasionali per vivere (si fa per dire). Una storia del 1936 di grande attualità.

Così come è di grande attualità il film del 1971 di Elio Petri: “La classe operaia va in paradiso”. Scritto da Petri con Ugo Pirro, è il primo film italiano che entra in fabbrica, analizzandone il sistema e mettendo a fuoco i rapporti tra uomo e macchina, tra sindacato e nuova sinistra, tra contestazione studentesca e lotte operaie, repressione padronale e progresso tecnologico.

Non è cambiato nulla d’allora, anzi è peggiorata la condizione operaia con le morti bianche. I quattro operai bruciati vivi nell’acciaieria Thyssent Krupp di Torino non è una vicenda che può passare come la solita disgrazia accaduta sul lavoro. Perché? Perché in meno di un anno le morti bianche hanno toccato le 984unità, un dato drammatico di cui il governo, il sindacato e la Confindustria avrebbero dovuto farsi carico e, nel contempo, mettere mano con un provvedimento più a misura della gravità del caso, rispetto alla legge ad hoc approvata in Parlamento, nell’estate scorsa. Ma come si è visto, né prima della tragedia si è voluto prendere atto del macabro fenomeno né dopo affrontare il problema delle morti bianche con iniziative forti che svegliasse le coscienze degli italiani. Eppure, l’autunno caldo, con le sue lotte operaie e sindacali, aveva messo al centro della sua politica l’ambiente e la sicurezza all’interno della fabbrica. Allora si parlò di grandi conquiste, ma alla luce dei fatti di quest’ultimo anno le vittorie della “Classe” sono state le vittorie di Pirro. O, meglio ancora, per ogni incidente sul lavoro si sono sprecate le lacrime di coccodrillo. A ben vedere, le istituzioni hanno guardato altrove. Il governo alle prese con le sue litigiosità interne, il sindacato sempre più lontano dai problemi delle condizioni operaie (ma vicino alle istanze del pubblico impiego e dei pensionati, senza alcuna ironia e senza nulla togliere a queste categorie), la Confindustria sempre più impegnata a trovare uno sbocco politico al suo presidente in prossimità della scadenza del suo mandato. D’altronde, Luca Cordero di Montezemolo non ha proferito verbo di fronte al fatto che la legge sull’indulto ha cancellato il reato di omicidio colposo a seguito di infortunio sul lavoro.
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Biagio Marzo su Bettino Craxi

E’ stato chiesto da più parti il parere dell’on. Biagio Marzo sulla pubblicazione delle carte dell’archivio di Bettino Craxi che sono disponibili sul sito del Senato. Gentilmente ci ha concesso di riportare la sua opinione, essendo stato un dirigente al fianco del segretario scomparso, oltre che un suo amico.

di Biagio Marzo      

Basta a farci del male. L’ombra di Bettino Craxi, ancora una volta, si staglia sulla vita politica italiana. La querelle si svolge all’interno di quel mondo post socialista che si ritrova nel Partito democratico e in Forza Italia. Una polemica che non fa bene ai socialisti alle prese con il rilancio, dopo Tangentopoli e la diaspora, dell’idea socialista e con la nascita del Partito socialista. Tra parentesi, duole dirlo, Craxi, Pertini, Nenni, Lombardi non sono le icone politiche a cui il nuovo soggetto presta molta attenzione. Ironia della sorte, Fausto Bertinotti fa, viceversa, man bassa della cultura politica socialista non potendo mettere in circolazione quella impresentabile comunista. In special modo si rifà a quella lombardiana e, ultimamente, a quella nenniana. Ma questo è un altro discorso.

Non è bello che si usino documenti( lettere, appunti…) di Bettino Craxi per screditare ex dirigenti Psi e suoi amici d’un tempo. Sono documenti che bisogna contestualizzare all’epoca in cui sono stati scritti e non possono essere attualizzati per reconditi fini come sembra. I documenti dell’archivio della Fondazione Craxi, bisogna, intanto, vedere se  veramente sono inediti, visto che alcuni di questi, pubblicati in questi giorni sulla Repubblica, li abbiamo letti a suo tempo a cura di Filippo Facci sul Giornale. E non solo.

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Nel blu dipinto di rosso

di Biagio Marzo

Prima erano in tre a contendersi Alitalia, ora restano sempre in tre, ma è cambiato un concorrente alla corsa per la privatizzazione del 49,9% della compagnia di bandiera italiana. Fuori la Lufthansa e dentro la cordata guidata da Antonio Baldassarre, una sorta di Ufo per capirci. Mentre restano in pista Air France - Klm e Ap-Holding, ossia l’Air One di Carlo Toto, sostenuta da Intesa San Paolo, Nomura, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Chi vincerà tra la compagnia franco olandese e quella italo italiana? A rigor di logica, l’Italia non dovrebbe privarsi della sua compagnia di bandiera. Nella sua stragrande maggioranza, in particolare in alcuni settori industriali strategici, il sistema Italia è stato colonizzato dai grandi gruppi stranieri, ragion per cui, la cessione di Alitalia alla francese Air France – Klm sarebbe un duro colpo all’italianità. Il declino industriale ha comportato un forte deficit di italianità in settori vitali del Paese. Come se non bastasse: la finanza da tempo immemorabile è in mano francese, adesso la Telecom Italia parla, diciamo così, italo –spagnolo. Di questo passo, il sitema Italia non è altro una specie di indotto delle multinazionali straniere. Resta almeno la Fiat italiana, dopo la cura Marchionne.

Per questa ragione, l’Alitalia, pur afflitta di debiti e problemi di varia natura, è un caso che il governo Prodi avrebbe dovuto gestire in modo diverso, tanto più che siamo alla seconda gara, dopo che la prima è andata deserta, perché, anzitempo, i partecipanti a uno a uno si sono sfilati. Troppi paletti sul versante dell’occupazione messi apposta per far fallire la privatizzazione. Il presidente Prodi, d’altro canto, per sua natura è dirigista, volendo costruire un sistema economico in cui il pubblico e il privato siano sotto lo stretto controllo del governo. Basti dire che Intesa San Paolo, la banca più vicina a lui, ha come missione lo sviluppo economico del Paese. Ma questa è un’altra storia. Per una ricostruzione degli ultimi fatti, la Luftansa ha deciso di lasciare la gara, non presentando alcuna offerta. Secondo fonti vicine alla compagnia tedesca, Wolfgang Mayrhuber  avrebbe voluto presentare un’offerta per Alitalia , tuttavia, il numero uno di Lufthansa si sarebbe scontrato con le resistenze del capo del consiglio di sorveglianza, Juergen Weber, con l’avallo dei sindacati, che sono stati contrari l’acquisizione. Per di più, il consiglio avrebbe negato il placet all’operazione in quanto avrebbe portato maggiori svantaggi rispetto ai vantaggi per Lufthansa.

Inoltre, il cda si è mostrato preoccupato di un probabile taglio del rating dopo un’eventuale offerta per Alitalia. A dire il vero, se il vettore tedesco non si fosse ritirato, avrebbe reso la gara più interessante sotto tutti gli aspetti. Del resto, la sua presenza aveva fatto ben sperare per quanto riguarda per la sua proposta a favore del mantenimento dell’hub di Malpensa. Sebbene sia stata sospetta fin dall’inizio la sua partecipazione, visto che è alleata di AirOne. Quest’ultima, mette sul piatto quattro miliardi di euro per il risanamento(entro il 2009 e gli utili entro il 2010) e il rilancio di Alitalia che, secondo il suo piano industriale quinquennale dovrebbe diventare il quarto vettore europeo e conservare i due hub, Malpensa e Fiumicino.
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Tanto rumore per nulla

Quanta ipocrisia c’è in giro; anche dalle parti del modo giovanile socialista che per i propri valori dovrebbe esserne esente. Sono nati dei “gerarchetti” che stanno rovinando tutto e sporcando ciò che c’è di buono intorno a loro. Ragion per cui, c’è la necessità che i giovani socialisti, con il medesimo sentire comune, si incontrino per discutere e per organizzarsi. Solo così può nascere la svolta.

C’è, intanto, da parte di chi convoca manifestazioni “oceaniche” senza senso persino l’ardire di mettere in discussione quello che un gruppo di giovani compagni sta facendo con grandi sacrifici, senza che qualcuno di loro si faccia prendere dalla smania di farsi nominare in “contumacia” i “leader” di strutture nazionale,regionali e provinciali che non ci sono. “Leader e strutture” che non ci sono perché non c’è un progetto per i giovani e tra poco, andando di questo passo, i socialisti junior di buona volontà scopriranno in quale manica di “dirigenti” sono finiti e insalutati ospiti se ne andranno per la loro strada.

Duole dirlo, molto carrierismo e poco cervello albergano all’interno della Fgs. Chi corre per fare carriera e chi corre in maniera salubre per fare politica. Alla distanza vincerà chi ha aria sana nei polmoni e un cervello portato allo studio. Il resto sono bazzecole, direbbe il grande Principe Antonio De Curtis detto Totò.

Un manipolo di giovani senza scrupoli, che è purtroppo soggiogato da esponenti adulti, naturalmente, senza scrupoli, sta avvelenando i pozzi a cui i giovani dovrebbero assettarsi di ideali socialisti e di politica corretta. Si intende quella buona senza ipocrisie.

Per ora ci sono soltanto miasmi da quelle parti romane dove si formulano piani di guerra e non progetti per i giovani. Quei giovani, politicamente “malvissuti”, non vogliono capire che la politica ha bisogno di pulizia morale e impegno quotidiano.

Le partite di potere sono iniziate

di Biagio Marzo

Dopo Telecom, c’è il nodo Rcs Media Group e Generali e poi a go go: Eni, Enel, Finmeccanica, Poste e chi più ne ha più ne metta. Scherzi a parte, un bottino che non fa dormire Romano Prodi, il quale, grazie a Bazoli, ha portato già a casa un risultato di tutto rispetto, Telecom.

Chiusa la partita dell’azienda tlc, con la nomina del vertice, la battaglia si sposta su Rcs Media Group, la holding del Corriere della Sera. Al patto di sindacato, in calendario il 14 dicembre pv, si porrà il problema della sostituzione del vice presidente del gruppo editoriale, Gabriele Galateri di Genola, nominato al vertice di Telecom. Di fatto, il nome più accreditato per quella carica pare che sia quello di Cesare Geronzi. Il quale Geronzi già partecipava al patto in quanto era in quota di Capitalia col pacchetto del 3,23%. In effetti, è pari al 2,053% del capitale del gruppo Rcs che ora è in mano a Unicredit, dopo la fusione con la banca romana.
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