Archivia per Novembre 2007

Ecole Sybarisienne: le foto del primo incontro

Manifestazione nazionale, a San Cesario

A Lecce è sorta l’Ecole Sybarisienne. Scuola di formazione politica

di Biagio Marzo

Ecole Sybarisienne, scuola di formazione politica di rango nazionale, prederà l’abbrivio, giovedì 29 novembre pv, a Lecce, con la presentazione del programma di studio e con la prima lezione: ”Metamorfosi dei partiti: dal partito solido al partito liquido”.

In un periodo in cui la politica è debole per il soppravvento dell’apolitica e dell’antipolitica soprattutto, i giovani engagé, militanti della Costituente socialista, hanno dato vita alla loro Ecole, qui a Lecce. Perché Sybarisienne? In omaggio al più antico nome di Lecce, e po’ giocando sul nome che i comunisti baresi vollero dare alla loro scuola politica, all’incirca venticinque anni fa. Ragion per cui, l’Ecole Sybarisienne fa un po’ il verso alla famosa Ecole barisienne, la cui storia si consuma nell’arco di tempo lungo quattordici anni: dal 1968 al 1982, raccontata in un breve testo.

Epperò, la scuola leccese è socialista, sorta con una gran voglia di vivere e di sfidare la conservazione di destra e di sinistra, visto che i giovani ne sono gli attori principali, la barisienne è morta e sepolta prima del crollo del Muro di Berlino, avvenuto nel 1989. E comunque, volendo schematizzare il pensiero politico a cui si rifanno la scuola di oggi e quella di ieri, la prima è riformista, la seconda massimalista. L’ambizione della leccese è di arricchire la sinistra italiana di socialismo riformista, avendo un surplus di massimalismo; l’obiettivo della barese era di riformare il comunismo attraverso Gramsci.

Uno sforzo inedito, ma, nel contempo, sfortunato, perché il comunismo era una foresta pietrificata. Successivamente, anche Gorbaciov avviò un processo riformatore, ma ci lasciò le penne di fronte al socialismo realizzato irriformabile. In un colpo solo, come se giocasse alla roulette russa perse quello che aveva realizzato l’imperialismo zarista e quello sovietico. La medesima sorte, per altri versi e in sedicesimo, è successo ai comunisti –post comunisti italiani. Il comunismo è sparito (quasi) dalla faccia della terra, proprio perché è impresentabile, da un lato,e non in grado di governare, dall’altro. Andando giù nella morta gora politica ed elettorale, i post comunisti sono stati costretti a passare dall’ideologia totalizzate al pensiero debole del Partito democratico, un nuovo circo Barnum in cui c’è tutto e il contrario di tutto. O, meglio dire, nel cesto Pd sono state collocate le pere e mele la cui somma dovrebbe portarlo a misura dei partiti di centro-sinistra europeo. La qualità delle pere è di origine Pci, quella delle mele Dc. Di grazia, come possono sommarsi i due frutti? Le consegue di questa operazione saranno disastrose, alla fine. Gli effetti negativi, in verità, stanno affiorando prima del previsto; basti vedere i nomi, qui in Puglia, dei vertici regionali e provinciali del Pd. Dio ci scampi, affidare nelle mani inadeguate di questi la politica e il governo. A ben vedere, una politica malata e un governo che non governa.

Dall’accusa di cavalcare l’antipolitica è additato, sul versante opposto, Berlusconi, reo di aver cambiato Forza Italia in Popolari delle libertà. Il rischio che si corre con queste “metamorfosi” repentine è lo scivolamento verso il plebiscitarismo. Il che significa scavalcare le istituzioni e legarsi direttamente al popolo. Ciò, è la fine della democrazia rappresentativa, o, meglio dire, del Parlamento, il luogo fondamentale della democrazia. Solo questo luogo è, weberaniamente parlando, deputato a fare emergere le elite: gli uomini migliori alla guida del paese. La centralità del Parlamento deve essere assoluta: qui si deve svolgere la lotta (pacifica), qui si deve selezionare la classe politica. In più, la democrazia parlamentare in generale, e in particolare la nostra, che deriva dalla Costituzione e ne è diretta espressione, non potrebbe esservi senza i partiti ai quali spetta il compito di rendere concreta e non solo formale la sovranità che la Costituzione assegna al popolo, sovranità che, secondo un testo illuminante di Mortati risalente al 1945, in fase costituente, fa del popolo il vero autore di una Costituzione che assegna a se stesso la sovranità.

In questo quadro, il berlusconismo rischia, in particolare nella versione di nuovo conio, di scivolare verso il plebiscitarismo in chiave populista, ma se il Parlamento funziona bene e continuerà a svolgere il proprio ruolo di filtro tra massa e governo, le garanzie democratiche saranno salve.

Tuttavia, manca una cultura di governo e una classe politica all’altezza del compito. Due deficit che pesano all’interno del partito di nuovo conio (il Popolare delle libertà) i cui connotati sono ancora indefiniti.

Tutto ciò è un fatto inedito per il nostro Paese? Macché. In effetti, è stato un laboratorio di mostri politici: dal futurismo al fascismo, dal qualunquismo di Giannini all’aziendalismo berlusconiano, dai partiti di massa ai partiti personali–liquidi.

Che fare? I socialisti, nel solco della loro cultura politica di stampo riformista, sono l’antidoto a questa degenerazione. E a Lecce, con l’Ecole Sybarisienne, sfidano l’onda dell’ antipolitica e, nel contempo, lanciano la proposta di una nuova elite.

I protagonisti sono i giovani e a loro spetta la missione di riformare la politica e rinnovare il Paese.

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Anche la giovanile socialista brindisina ha un coordinatore

Sabato 24 novembre 2007 si è svolto a Cisternino l’incontro del gruppo di lavoro dei giovani per la Costituente Socialista.

E’ stata segnata un’ulteriore tappa decisiva nel cammino della maggiore partecipazione dei giovani alla costruzione del nuovo Partito Socialista e della Nuova FGS (Nuova Federazione dei Giovani Socialisti).

All’incontro era presente l’ormai ex Vice-Segretario Provinciale dello SDI Enzo Perrini, il quale ha portato il saluto del “Portavoce” provinciale della Costituente Socialista Pino Marchionna, dando il segno di vicinanza ai giovani del nascente Partito Socialista.

I giovani brindisini hanno deciso all’unanimità di affidare l’oneroso incarico di coordinatore ad una giovane figura femminile fasanese, Rossella De Carolis. Il nuovo coordinatore sarà coadiuvato da un direttivo composto da:

Angela Legrottaglie

Giuseppe Tanzarella

Giorgio Vignola
E’ stato inoltre costituito un gruppo di lavoro addetto all’ufficio stampa, Web e relazioni con il pubblico:

Massimiliano Zurlo

Rossano Marinelli

Donato Calella

Giacomo Mileti

I due gruppi di lavoro avranno una struttura aperta a chiunque, vicino all’idea socialista, voglia contribuire attivamente alla realizzazione dei vari progetti e delle varie manifestazioni.

La svolta di Silvio

di Gianni De Michelis

Il proclama di Silvio Berlusconi, domenica scorsa al San Babila, è stato senza dubbio un colpo da maestro che ha spiazzato alleati ed avversari, e lo ha rimesso al centro della scena politica consentendogli di far dimenticare la sensazione di arroccamento che aveva dato quando sembrava volesse puntare solo ad una rivincita elettorale senza prestare attenzione ai problemi reali del Paese. In un sol colpo infatti Berlusconi ha capovolto le sue affermazioni precedenti ed ha preso atto non solo dell’incapacità di funzionare di quello che da anni chiamiamo il “ bipolarismo bastardo”, ma anche dell’oggettiva realtà della sua irreversibile crisi.

Essendo a questo punto indispensabile andare oltre una logica basata su coalizioni rigide e vincolanti, inevitabilmente anche Berlusconi è approdato sui lidi del proporzionale e di conseguenza di quel sistema tedesco per il quale qualcuno di noi si sta spendendo da oltre un decennio, non senza chiedersi perché si sia perso tanto tempo ad insistere in una direzione destinata a rivelarsi un vicolo cieco ed un binario morto.

Comunque, per chi come noi per anni ha accettato la sfida dell’isolamento e dell’irrilevanza soprattutto per la convinzione che la chiusura della parentesi del bipolarismo corrispondesse  all’interesse dell’Italia e del suo futuro, è una bella soddisfazione oggi poter constatare che di colpo i più si sono convertiti sulla via di Damasco e sono venuti sulle nostre posizioni.

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Gli exploit di Bernabé

di Biagio Marzo

La caratteristica principale di Telecom Italia è l’assenza di stabilità dovuta ai ripetuti cambiamenti della compagine azionaria e i capovolgimenti di gestione dal momento in cui ha preso l’abbrivio il processo di privatizzazione, nel periodo tra il 1996 e il 1997. Da Ernesto Pascali a Guido Rossi, da Gian Mario Rosignolo a Franco Bernabé, da Roberto Colaninno a Marco Tronchetti Provera, da Guido Rossi(per la seconda volta) a Pasquale Pistorio – Riccardo Ruggero. La situazione al vertice del gruppo tlc è bloccata fino a quando gli azionisti di Telco, la finanziaria di Telecom Italia che ha assorbito Olimpia, non decideranno quali saranno i nomi dei capi azienda. Epperò, si dice che sarebbero imminenti le nomine del presidente e dell’amministratore delegato. Alla prima dovrebbe andare Gabriele Galateri di Genola e alla seconda Franco Bernabé. Il quale Bernabè ritornerebbe, si fa per dire, sul luogo del delitto.

Non c’è che dire, l’azienda tlc, passando dal pubblico al privato, ha avuto una vita travagliata. In proposito, non c’era alternativa a questo processo, perché era il solo mezzo per sottrarla alla presa dei partiti, quando era nel sistema Ppss e si chiamava Stet- Sip, e, comunque, bisognava rispettare gli impegni presi con Bruxelles, riguardo alla privatizzazione. Impegni che portarono a bruciare le tappe, dando il controllo del gruppo in mano ad un nocciolo duro guidato dalla famiglia Agnelli. E Gian Mario Rosignolo uomo targato Fiat fu un disastro nel vero senso della parola. A ben guardare, il governo Prodi procedette in senso contrario rispetto agli altri governi europei. Che hanno conservato le aziende del settore nell’area pubblica. Questo posizionamento in Italia non si poteva più tenere vuoi per forte debito pubblico vuoi perché si era aperto un suk le cui merci erano le imprese e banche pubbliche. Una vendita a saldi, per la quale il governo si fece promotore. Pertanto, la parola d’ordine fu di fare cassa a tutti costi.

Romano Prodi, Nino Andreatta, Carlo Azeglio Ciampi, Mario Draghi sono stati i veri protagonisti di quella stagione. Siccome, il fiato sul collo di Bruxelles era pesante, data la situazione economica del Paese, scelsero l’unica strada possibile: mettere i beni delle partecipazioni statali e degli enti pubblici sul mercato. Va da sé che il mantenimento nell’area pubblica di Telecom non era più possibile né era immaginabile fondere Telecom con un grande gruppo europeo. “Sarà questa la principale critica che verrà rivolta al piano di fusione con Deutsche Telekom studiato da Franco Bernabè nella primavera 1999 per contrastare la scalata di Colaninno. Alla privatizzazione, insomma, non si poteva sfuggire. E se oggi la Telecom ha l’assetto che ha, questo non era un limite di Tronchetti Provera ma semmai un problema di assetto del capitalismo italiano”(L’Affare Telecom, G Oddo e G Pons). Telecom Italia e Deutsche Telekom sarebbero convolate a nozze, ma non sarebbe stato un matrimonio tra eguali come disse allora Bernabé. Deutsche Telekom era una azienda statale e Telecom Italia, invece, era passata dal pubblico al privato.  In quella occasione non mancarono le pressioni politiche a favore dello sposalizio italo-tedesco.

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Pensierino del giorno

di Beep Beep

Ci sono cattivi maestri, ma dio ci scampi dei cattivi discepoli.

Nota esplicativa: è andato al potere il nuovo Romolo Augustolo della Federazione giovanile socialista di Lecce, il quale considerandosi un personaggio ha voluto una propria corona e un proprio trono. Un brutto imbroglio alla Willy il coyote. Di questo passo non si va da alcuna parte. In special modo, quando le ambizioni di un singolo prevalgono sugli ideali politici di una moltitudine di compagni. La Costituente socialista dei giovani sta fa facendo emergere aspetti che non pensavamo che albergassero ancora nel mondo dei giovani, in particolare socialista, ricco di passioni e di emulazioni.

Per chi non sapesse chi era Romolo Augustolo andasse sulla libera enciclopedia Wikipedia. Ancor prima, l’imperatore Caligola nominò senatore il suo cavallo.

Cultura, partecipazione, impegno!

Il gruppo di lavoro all’interno dell’Università Luiss ha formulato il seguente documento, importante per i forti ideali legati al liberalsocialismo e il legame con l’associazione dei Socialisti il Garofano.

La LAUS, libera associazione universitari socialisti, si propone di essere un punto di riferimento per i giovani,orientato alla partecipazione e al concreto impegno sociale e politico. Si inserisce nella nuova realtà della sinistra riformista italiana, delineatasi nell’ambito della Costituente Socialista. Questo progetto è finalizzato a un rinnovamento politico e al ritorno di un ideale sociale forte, ma adeguato al mondo contemporaneo, superando ideologie antiquate e demagogiche, proprie del secolo scorso.

Dobbiamo tutti partecipare per promuovere scelte coraggiose, progressiste e responsabili, attraverso politiche socialmente eque volte a non escludere nessuno dai benefici del progresso economico, sociale e culturale.

 

La LAUS non è un organo di partito, ma una realtà dotata di una propria autonomia e dinamicità.

Noi siamo laici, socialisti e liberali, aperti ad un pluralità di idee e contributi, portati naturalmente ad un continuo esercizio critico scevro da condizionamenti confessionali. Un socialismo certamente non chiuso nella “ortodossia ideologica”, che faccia della diversità di apporti una ricchezza. In quest’ottica la connessione diretta con il nascente Partito Socialista (PS), costituisce un fondamentale punto di forza nel nostro disegno; le nostre proposte potranno essere recepite e discusse da referenti istituzionali a livello nazionale.

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Aspettando un altro Godot

di Biagio Marzo

Aspettando Godot, però, a parti invertite. Mentre nella commedia di Samuel Beckett Vladimiro ed Estragone aspettavano Godot, che non arrivava mai, nella vicenda Telecom Italia si aspetta, da mesi oramai, il prossimo arrivo del presidente e dell’amministratore delegato. Un fatto inaudito, per la perdita di tanto tempo prezioso, a cui la stampa specializzata internazionale ha dedicato pagine e pagine di commenti oltremodo critici al vetriolo. Vero è che il titolo dell’azienda tlc è sotto pressione, e non da ora, e vero è anche che gli spagnoli di Telefonica stanno recitando la parte dei parenti poveri.

Una parte, a ben vedere, che non sopportano per l’investimento fatto, - peraltro criticato in Spagna per essere stato parecchio oneroso-, e, per di più, avendo in mano notevoli e decisivi pacchetti azionari di Telco - la finanziaria dell’azienda telefonica italiana che controlla Telecom Italia- e di Telecom Italia, si trovano nell’imbarazzante situazione che non possono proferire verbo sulle nomine. Ciò spetterebbe agli italiani per accordi presi, allorquando Cesar Alierta ha stipulato con i soci l’atto di acquisto delle quote di Olimpia,la holding che è stata sostituita da Telco. Si dà per certo che le tanto attese nomine si farebbero in questa settimana. Da oggi, intanto, parte la corsa in cui in pole position stanno Gabriele Galateri di Genola, presidente, Franco Bernabé, amministratore delegato. Due nomi, a dire il vero, che circolano da mesi, ma le banche azioniste di Telco( Mediobanca e Intesa; invece Generali è stata più defilata in proposito) su Galateri e Bernabè non hanno trovato finora l’accordo. Proprio oggi, martedì 20 novembre, potrebbe essere il giorno fatale, dato che il comitato nomine si riunisce per discutere il nuovo assetto di comando, in vista della riunione dell’assemblea convocata per il giorno successivo, mercoledì 21 pv. I due nomi in ballo per la stanza dei bottoni sono: Gabriele Galateri di Genola che è uomo Fiat a tutto tondo e proviene dalla presidenza di Mediobanca.

Inoltre, ha un rapporto con Alierta, essendo stato compagno di università negli Usa. Franco Bernabé, invece, ricopre, attualmente, la vice presidenza di Rothschild Europe. È un veterano di Telecom, avendo ricoperto la carica di amministratore delegato, dal 1998 al 1999, e, in precedenza, quella di amministratore delegato di Eni, dal 1992 al 1998, dove ha condotto un programma di ristrutturazione e privatizzazione. Nel corso dei suoi due mandati alla guida della società, l’Eni è stata trasformata da ente di stato nella più grande società per capitalizzazione in Italia , restando così una delle compagnie petrolifere più importanti al mondo. Per taluni Bernabé, nel corso delle inchieste giudiziarie, all’inizio degli anni Novanta, sul cane a sei zampe, ebbe, diciamo così, un atteggiamento a favore di Mani pulite mettendo, a torto e a ragione, nei guai parecchi manager. Entrò all’Eni nel 1983 come assistente del presidente Franco Reviglio, in seguito Bernabè divenne direttore centrale per la pianificazione, controllo e sviluppo.

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Dal convegno della Costituente regionale umbra

Successo straordinario - e soprattutto intergenerazionale - per il convegno della Costituente regionale umbra, che si è svolto a Norcia (PG), alla presenza del capogruppo consiliare socialista della Regione Umbria Ada Girolamini (membro, fra l’altro, del comitato promotore nazionale della Costituente).

L’incontro ha visto dei giovani relatori che hanno entusiasmato, anche per il forte valore storico dell’area in cui si è svolto (la Val Nerina, dalle forti radici socialiste), il pubblico che vi ha partecipato.

Naturalmente, dietro le quinte e no, non si è potuto fare a meno di discutere del problema che attanaglia i giovani socialisti al momento, più ancora di come fare mangiare la propria ragazza gratis: l’oggetto di questo sondaggio.

I relatori:

Gianluca Dominici, vice segretario regionale FGS Umbria (dimissionario)
Antonio Albano, segreteria regionale socialista Umbria
Tommaso Ciuffoletti, presidente Associazione nazionale Rosa nel pugno Chiara Lucacchioni membro della Segreteria regionale socialista umbra, Francesco Gennaro segretario regionale PS Marche

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