di Biagio Marzo
Dopo il decollo fallimentare della gara per la privatizzazione del 49% di Alitalia, adesso sta atterrando un nuovo piano industriale. E un susseguirsi di insuccessi, prova ne si che sono cambiati tre presidenti nell’arco di poco tempo: Giancarlo Cimoli, Berardino Libonati e, ultimamente, Maurizio Prato ha preso la guida del vettore. Nell’immaginario collettivo, costui passa come il “privatizzatore” per antonomasia. Visto che dalle sue mani sono passate le più importanti privatizzazioni dell’Iri.
Per cosa sta lavorando il nuovo presidente e per chi? Il famigerato bando era pieno di vincoli per questa ragione i partecipanti alla gara sono stati costretti ad abbandonare la gara. Per quanto riguarda, invece, il futuro sposo della compagnia di bandiera finora è top secret.
Non è un mistero che potrebbe essere Air France il cui amministratore delegato, Jean Cyril Spinetta, sedeva nel consiglio di amministrazione di Alitalia al fianco di Giancarlo Cimoli. Questi ha affermato ai quattro venti che il matrimonio s’ha da fare. A dire il vero, non era il solo, anche il Ministro dei trasporti Bianchi era su questa linea finché non si chiuso in un riservato silenzio. Palazzo Chigi al completo si dice che voglia lo sposo francese. Mentre Rutelli quello asiatico e D’Alema quello italiano, Carlo Toto.
Il giorno della verità sarà per l’Alitalia giovedì pv, quando si riunirà il consiglio di amministrazione per sciogliere i nodi più intricati del piano industriale. A occhio e croce, i nodi sono due: un “consistente” aumento di capitale, “da attuarsi nei prossimi mesi in connessione con il progetto di cessione della compagnia” e la conferma dell’ “esigenza di esuberi del personale”. All’incirca 1000 persone dovranno restare, metaforicamente, a terra, se si tiene conto dei tagli tra gli assistenti di volo, piloti e personale di terra.


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